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Blog delle scuole di Venezia

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La ricerca calpestata Venezia, 2009-04-03 - submitted by Mauro Bastianini0 comment(s)
Campo S. Margherita 19 aprile, calpestate le nostre facce!

I precari della ricerca veneziani hanno stanno organizzando

 "La Ricerca Calpestata"
(www.laricercacalpestata.it)

giornata di sensibilizzazione sul tema della ricerca in Italia e sul ruolo del
lavoro precario nella Ricerca. Si terrà domenica 19
Aprile 2009 a Venezia in Campo S.Margherita.
L'iniziativa coinvolge anche università, altri centri di ricerca,
studenti, scuole, precari...

Il programma, come potete leggere dal volantino allegato, è ancora di
massima e da definire.

E' bene accetta qualsiasi forma di aiuto e collaborazione.
Attendiamo adesioni, che speriamo numerose!
Diffondete, diffondete diffondete!


manifestazione regionale per la buona scuola Venezia, 2009-03-22 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
C.po San Geremia, riuscita la manifestazione
Bellissima manifestazione ieri pomeriggio a Venezia.
 
   I comitati per la buona scuola del Veneto, genitori ed insegnanti, avevano indetto una manifestazione regionale per ribadire il vero e proprio referendum rappresentato dalle preiscrizioni per la scuola primaria scadute il 28 febbraio.
   Ben il 98% di genitori del Veneto ha scelto il tempo pieno e il tempo lungo, bocciando le 24 ore con il maestro unico.
Ieri un migliaio tra genitori ed insegnanti ha marciato dalla Stazione FF.SS fino a c.po San Geremia - sede regionale RAI - e ha presidiato il campo con musica , giochi, materiale informativo contro la manovra gelmini/tremonti, contro il maestro unico.   Ben 30.000 i moduli alternativi raccolti nel Veneto dalla segreterie della buona scuola.
 
I precari della scuola presenti alla manifestazione hanno distribuito il volantino qui sotto.
 
stefano micheletti venezia
 
 
 

Manovra Tremonti /Gelmini sulla scuola:

 131.900 licenziamenti in tre anni,

 in cinque anni quasi 200.000 docenti e ata licenziati!

 

I tagli previsti nei prossimi anni al personale della scuola pubblica, rappresentano il più grande licenziamento di massa della storia della Repubblica Italiana.

 

 

   Decine di migliaia di precari, ai quali scadrà il contratto a tempo determinato il prossimo 30 giugno o 31 agosto, e che non saranno riassunti all’inizio del prossimo anno scolastico, non potranno neppure rivendicare lo status di licenziato, di disoccupato e saranno destinati all’invisibilità.

   Nel Veneto è previsto per il prossimo anno un aumento di circa 7.000 alunni.

Abbiamo assistito inoltre ad un vero e proprio plebiscito, – addirittura il 98% - da parte delle famiglie nel richiedere, al momento delle prescrizioni alla scuola primaria, il tempo lungo e il tempo pieno, escludendo le 24 ore con il maestro unico della Gelmini.   Famiglie che ora attendono un organico di docenti e A.T.A. adeguato per un buon tempo scuola.

   Di fronte a questo, il piano Tremonti – Gelmini della Legge 133 prevede per il Veneto (solo per il prossimo a.s., ma i tagli continueranno anche negli anni successivi) un taglio di circa 3.500/4.000 docenti, oltre a ben il 17% in meno, in tre anni,  del personale A.T.A..

 

I precari della scuola devono alzare la testa!

 

   Il sistema d’istruzione, in questi anni, ha funzionato per il loro lavoro ed ora la Gelmini intende smantellare la scuola pubblica, riducendo orari, togliendo materie, ritornando alla “maestra unica”, aumentando in modo spropositato e contro tutte le norme sull’edilizia scolastica e la sicurezza, il numero di allievi per classe, per espellere definitivamente dalla scuola e dal mondo del lavoro, migliaia e migliaia di docenti e ata, anche dopo decenni di servizio e concorsi superati.

   L’ex ministro Fioroni (PD), responsabile comunque dei tagli degli anni scorsi, ha presentato al Parlamento una proposta per una indennità di disoccupazione speciale rivolta ai precari della scuola: una sorta di elemosina per coloro che resteranno fuori dalle nomine del prossimo anno, avendo lavorato quest’anno per almeno 180 giorni.

   Già alcuni sindacati pare siano disponibili a trattare su questa ipotesi.

Nessuno deve trattare sulla nostra testa!

   La scuola non è una fabbrica in crisi, non è un’azienda che non riesce a vendere le proprie merci ed è costretta a produrre di meno, eliminando parte della propria forza-lavoro con licenziamenti e cassa integrazione.

   La Scuola anzi presenta un aumento di iscrizioni ed un aumento di domanda sociale di istruzione e formazione, proprio per uscire dalla crisi.

   Vogliono espellere i precari, smantellando la scuola pubblica.

 

TUTTO PER FARE CASSA CON TAGLI PER 8 MILIARDI ALLA SPESA PER L’ISTRUZIONE.

MILIARDI DI EURO DA VERSARE A BANCHE ED IMPRESE RESPONSABILI DELLA CRISI ECONOMICA GLOBALE

 

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!

 

 

RETE ORGANIZZATA DOCENTI E ATA PRECARI del Veneto

Venezia, 21 marzo 2009

convegno Cesp Venezia, 2009-03-19 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
Settembre 2010 prospettive per gli istituti tecnici e gli istituti professionali

CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica

 

di Venezia

 

Il CESP è riconosciuto dal MIUR come ENTE FORMATORE (D.M. 25/07/2006 prot.869)

 

CORSO DI AGGIORNAMENTO per tutto il personale dirigente, docente e A.T.A della scuola. L’iscrizione è gratuita, la partecipazione rientra nelle giornate di permesso per aggiornamento ai sensi dell’art. 64 del CCNL 29/11/2007 e CCDR 19/06/2003.

Verrà rilasciato l’idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente.

 

Il corso è stato realizzato grazie alla collaborazione del CESP nazionale, Via Manzoni 155 - Roma

 

Settembre 2010:

prospettive per gli istituti tecnici

e gli istituti professionali

 

Venerdi 3 aprile 2009

Aula Magna Istituto Statale d’Arte

Campo dei Carmini, Dorsoduro 2613

Venezia

 

 

9.00:    Iscrizione al convegno

            Introduce e coordina la Prof. Maria Miseo, ITIS Pacinotti di Mestre

 

9.30:    La trasformazione dell’Istituto Professionale dal Progetto 92

            alla riforma Gelmini                           

            Prof. Annagrazia Stammati  –  Presidente CESP nazionale

 

10.00:  Gli istituti tecnici e la riforma Gelmini

             Prof. Angelo Zaccaria   –  Cobasscuola Veneto

 

10.30:  Innalzamento dell’obbligo scolastico e formazione professionale regionale.

            Prof. Alessandra Bertotto  –  CESP Venezia

 

       

11.00 – 13.30 : dibattito

 

Sono previsti interventi  delle forze sindacali e politiche, contributi della componente studentesca e dei genitori.

 

 

INFORMAZIONI:    3403014628 – 3478731370

www.cobasscuolavenezia.it

 

Convegno CESP Venezia, 2009-02-16 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
in quanti in classe con la gelmini? agibilità/sicurezza delle aule


 

 

 CESP

Centro Studi per la Scuola Pubblica – VENEZIA

*** IL CESP è riconosciuto dal MIUR come ENTE FORMATORE (D.M. 25/07/2006 prot. 869) ***
CORSO DI AGGIORNAMENTO per tutto il personale dirigente, docente e non docente della scuola, l’iscrizione è gratuita, la partecipazione rientra nelle giornate di permesso per aggiornamento ai sensi dell’art. 64 del CCNL 29/11/2007 e CCDR 19/06/2003.

 

CONVEGNO

I nuovi parametri per la formazione delle classi previsti dai regolamenti d’attuazione dell’art. 64 della legge 133 del 6 agosto 2008.

 

Classi piu’ affollate: aspetti didattico/pedagogici e sicurezza/agibilita’ delle aule

 

Giovedì 5 marzo 2009 ore 9.30 - 17.00

Aula Magna I.T.I.S. PACINOTTI

Via Caneve, 93 - Mestre

 

9.00 – presentazione dei lavori

9.15 – le nuove norme per la formazione delle classi.

Prof. A. Bertotto - Cesp. Venezia

9.30 – nuovi parametri per la formazione delle classi e norme per l’agibilità/sicurezza delle aule

Prof. S. Micheletti – cobas scuola Venezia

9.45 – l’attuazione dell’art. 64 della legge 133, l’edilizia scolastica e gli enti locali

Dott. A. Ferrazzi – Assessore alla pubblica istruzione della Provincia di Venezia

10.00 – in quanti in classe per una buona scuola?

Dott.ssa I. Albano – D.S. Liceo Scientifico “Benedetti” VE  - Movimento Cooperazione Educativa -.

10.15 – Novità normative previste per la scuola dal nuovo T. U. sulla sicurezza D.Lgs.vo 81/’08

Prof. G. Cutrì – Rappresentante Lavoratori per la Sicurezza I.T.I.S. Marconi - Padova

10.30 – Sicurezza e benessere a scuola

Prof. M. Albanello  - Responsabile Servizi Prevenzione e Protezione I.T.I.S. Pacinotti - Venezia

10.45 – 13.30 -  Dibattito

 

Sono previsti interventi di rappresentanti delle forze sindacali, politiche e contributi della componente studentesca.

13.30 – pausa pranzo

15.00 - pomeriggio – l’art. 64 della legge 133 e l’espulsione dei precari dalla scuola

Proiezione del video “Cronache di Pubblica Distruzione” prodotto dalla Rete Organizzata Docenti e Ata Precari del Veneto e dalla  Multimedia Records S.A.S. di Fiesso d’Artico (VE).

 

Introduce e coordina i lavori il prof. Giuseppe Zambon Cesp Padova

 

 

Verrà rilasciato l’idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente

L’ iscrizione si effettua all’apertura del convegno, per adesionii preliminari:

CESP via Cavallotti 2 – 35100 PADOVA - FAX 0498824273 – EMAIL : info@cesp-pd.it

Il convegno è stato realizzato grazie alla collaborazione della sede nazionale :

CESP, via Manzoni 155 – Roma  

 

incerti futuri Venezia, 2009-02-15 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
Teatro dell'oppresso sulla scuola a Venezia - Teatro dei Frari

 

 

 

RETE ORGANIZZATA DOCENTI E ATA PRECARI DEL

 

VENETO

 

http://groups.google.it/group/precariscuolaveneto?hl=it

 

 

 

TEATRO LIQUIDO

Teatro Dell’Oppresso

teatro.liquido@yahoo.it

 

INVITANO

insegnanti, genitori, studenti e cittadini a partecipare a

INCERTI FUTURI

TEATRO FORUM

sulla “riforma” della scuola

Mercoledì 18 Febbraio ORE 17:30

 

Presso il Patronato dei Frari

Venezia

 Patronato dei Frari San Polo 2464

(ingresso gratuito)

 

Manovra Temonti/Gelmini sulla scuola Venezia, 2009-02-06 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
il più grande licenziamento di massa della storia della Repubblica Italiana. venerdì 13 febbrario assemblea precari

Manovra Tremonti /Gelmini sulla scuola:

 131.900 licenziamenti in tre anni, in cinque anni quasi 200.000 docenti e ata licenziati!

 

   I tagli previsti nei prossimi anni al personale della scuola pubblica, rappresentano il più grande licenziamento di massa della storia della Repubblica Italiana.

 

Nessun giornale o televisione ne parla, ma è la verità.

 

   Il fatto è che decine di migliaia di precari, 3.000 solo nella provincia di Venezia, ai quali scadrà il contratto a tempo determinato il prossimo 30 giugno o 31 agosto, e che non saranno riassunti all’inizio del prossimo anno scolastico, non potranno neppure rivendicare lo status di licenziato, di disoccupato che potrà aspirare a qualche ammortizzatore sociale o cassa integrazione di sorta.

 

I precari della scuola devono alzare la testa!

 

   Il sistema d’istruzione, in questi anni, ha funzionato per il loro lavoro ed ora la Gelmini intende smantellare la scuola pubblica, riducendo orari, togliendo materie, ritornando alla “maestra unica”, aumentando in modo spropositato e contro tutte le norme sull’edilizia scolastica e la sicurezza, il numero di allievi per classe, per espellere definitivamente dalla scuola e dal mondo del lavoro, migliaia e migliaia di docenti e ata, anche dopo decenni di servizio e concorsi superati.

 

TUTTO PER FARE CASSA CON TAGLI SPOPOSITATI ALLA SPESA.

 

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!

 

Venerdì 13 febbraio 2009 alle 17.00

presso il Centro Civico di Via Sernaglia a Mestre

laterale di Via Cappuccina

 

ASSEMBLEA PROVINCIALE

 DEI PRECARI DELLA SCUOLA

sulle iniziative di mobilitazione delle prossime settimane

decise all’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI PRECARI

che si è tenuta il 1 febbraio scorso a Roma

 

L’assemblea sarà preceduta dalla

presentazione del

video-documentario

“Cronache di pubblica distruzione”

 

Video su DVD autoprodotto da Multimedia Records S.A.S. di Fiesso d’Artico (VE) in collaborazione con la Rete Organizzata Docenti e Ata Precari del Veneto.

 

RETE ORGANIZZATA DOCENTI E ATA PRECARI della provincia di Venezia

 

Venezia, 6 febbraio 2009

 

1 FEBBRAIO 2009 - Seminario dell'assemblea delle Scuole del milanese Milano, 2009-01-28 - submitted by Roberto Longo0 comment(s)
Il seminario si svolgerà alla mattina dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 16.30, nella scuola di via delle Ande, M1 dir Molino Dorino fermata URUGUAY

creato da Marco Donati Ultima modifica 27/01/2009 18:47
 

 


Visualizzazione ingrandita della mappa

Domenica 1° febbraio si terrà il seminario di riflessione dell'assemblea delle scuole del milanese. Lo scopo è garantirci uno spazio di dibattito e approfondimento al di là delle contingenze immediate sui metodi di lotta, sulle forme di mobilitazione, sulle riforme in atto. Il metodo è partecipativo e dunque nessuno si aspetti di arrivare e "trovare" esperti o informazioni. Ognuno è chiamato a dare il proprio contributo. Si formeranno dei gruppi di lavoro. Ogni gruppo ha un coordinatore con i seguenti compiti: assicurarsi che la parola sia data a tutti in maniera ordinata evitando che parlino pochi e troppo e stendere il report sul lavoro svolto da distribuire successivamente a tutta la rete. I coordinatori preparano anche i materiali sui quali il gruppo potrà lavorare. Ogni gruppo termina i lavori con conclusioni o proposte operative da far circolare.

 

Il seminario si svolgerà alla mattina dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 16.30, nella scuola di via delle Ande, fermata metropolitana Uruguay. Ogni partecipante è pregato di portare in misura libera cose da mangiare e bere.

 

I gruppi di lavoro sono per ora:



1. COMUNICAZIONE.

 

I Il nostro movimento ha espresso una grande capacità di produrre dal basso comunicazione: fotografie, siti, mailing list, video, powerpoint... Questo volume di materiali circolanti è stato fondamentale per rompere il muro del silenzio e della bugia intorno ai tagli della Gelmini. Questa spontaneità ha però spesso comportato sovrapposizioni, confusioni, sottoutilizzazioni delle risorse. Il gruppo ha per scopo far sì che i protagonisti di questa comunicazione dal basso e chi ha intenzione di occuparsene in futuro si conoscano e si relazionino tra loro. Che si stabiliscano degli standard di movimento dei prodotti comunicativi. Che ci si accordi sulle modalità di comunicazione, ad esempio facendo chiarezza sui compiti delle varie mailing list. Che si illustrino le potenzialità del sito forumscuole.
Coordinatore: Marco Donati.


2.  RIORDINO SCUOLE SUPERIORI.

 

Anche se la "riforma" è stata rimandata di un anno, nei fatti già da ora le scuole saranno coinvolte nella discussione sul loro destino. Non solo riduzione oraria, ma sconvogimento dei quadri orari, sparizione delle sperimentazione, aggregazione delle classi di concorso. Il gruppo ha lo scopo di "formare" un gruppo di docenti competenti nella materia e dunque utilizzerà il tempo a studiare e commentare i documenti usciti sino ad oggi e quelli che circolano ufficiosamente e a cercare di comprendere che spazi e che tempi di resistenza si possono trovare. All'interno di questo gruppo può trovar spazio anche la tematica sicurezza/numero di studenti per classe che eventualmente può separarsi come gruppo autonomo, magari nel pomeriggio.
Coordinatore: Mario Piemontese.

3. DOCENTI E STUDENTI NELLE SUPERIORI.

 

 La relazione didattica adulti/adolescenti nelle superiori è sempre stata un punto critico di quel tipo di scuola. Non a caso gli studenti rivendicano l'autoformazione anche come forma di contestazione alla scuola così come è oggi. Che spazi ci sono per una didattica alternativa nella scuola con o senza la Gelmini? Che cambiamenti devono attuare i docenti nei metodi e nell'approccio verso gli studenti? Che spazi gli studenti hanno la possibilità di prendersi senza permessi? All'interno di questo punto può trovar spazio la riflessione sul modello didattico peggiorativo della relazione docenti/studenti che il progetto di legge Aprea suppone, con l'aziendalizzazione e la segmentazione gerarchica del corpo docente.
Coordinatori: Grazia Conforti e Claudio Nicrosini.

4. VALUTAZIONE.

 

L'imposizione dei voti numerici da parte della Gelmini nelle elementari e nelle medie non è un dato secondario del disegno di restaurazione in atto. Il gruppo si propone di ripercorrere anche storicamente le ragioni che hanno portato la scuola a fare a meno dei voti, le implicazioni delle misure che vengono imposte alle scuole, quali spazi di resistenza ci sono. :
Coordinatrici: Cristina Mecerero e Vita Cosentino.

5. CHE RESISTENZA NELLE SCUOLE?

 

Poniamo che... passi tutto o quasi tutto. Ce ne torniamo a casa? Ci limitiamo alle manifestazioni? Sulla scorta dell'analisi puntuale degli ordinamenti e dei regolamenti, il gruppo si propone di studiare e quindi veicolare poi successivamente tutte le possibilità di resistenza attiva, passiva o di disobbedienza che possiamo mettere in campo senza farci troppo male.
Coordinatrice: Elena Miglietta e Beatrice Damiani.

6. LE MEDIE.

 

Nel corso di questi mesi le medie sono rimaste sempre in secondo piano. Molti docenti però sentono l'esigenza di confrontarsi a partire dai cambiamenti che si prefigurarno.
Coordinatrice: Miriam Petruzzelli.

Ogni coordinamento dovrebbe comunicare i nomi dei partecipanti al seminario e a quali gruppi intendono partecipare. Si dovrebbe fare in modo di mandare un "rappresentante" in ognuno dei gruppi. Ogni gruppo può scegliere se durare tutto il giorno oppure, con persone diverse, "duplicarsi" tra mattino e pomeriggio, ma lo dovrebbe comunicare per tempo. Si è ancora in tempo a proporre altri gruppi e/o a proporsi come coordinatori. I comitati comunichino rapidamente i nomi dei partecipanti e i gruppi nei quali andranno a:

nicrosini1976@yahoo.it
oppure
michele.corsi@fastwebnet.it

 

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Le 27 e le 30 ore sono esche per far cascare i genitori nella trappola delle 24 Milano, 2009-01-28 - submitted by Roberto Longo0 comment(s)
Tocca ai genitori evitare di cascare nella trappola e chiedere direttamente ai dirigenti delle scuole e degli uffici periferici del ministero garanzie.

creato da Mario Piemontese Ultima modifica 27/01/2009 02:44
 

 

Sia nel Regolamento sulla scuola dell'infanzia e del primo ciclo che nella circolare n. 4/09 sulle iscrizioni, a proposito di scuola primaria oltre alle 24 e 40 ore settimanali si citano, sia per le future prime che per le classi successive, le 27 e le 30 ore.

Per le 27 e le 30 ore i riferimenti legislativi sono rispettivamente il comma 1 e il comma 2 dell'art. 7 del decreto legislativo n. 59/04. Le 30 ore sono la somma delle 27 previste dal comma 1 e delle 3 opzionali facoltative previste dal comma 2. Il comma 3 del medesimo articolo prevede che sia le 27 che le 30 non comprendono ore dedicate alla mensa. Per quanto riguarda la mensa bisogna leggere il comma 4 che prevede fino a un “massimo” di 330 ore annue dedicate alla mensa, che in altri termini vuol dire fino a un “massimo” di 10 ore settimanali.

Il comma 4 dell'articolo in questione è quello che ha permesso per 4 anni, a partire dall'a.s. 2004/2005 fino all'a.s. 2007/2008, di accumulare perlomeno 40 ore, sommando le 27 di base, le 3 opzionali facoltative e le 10 di mensa.

Con l'approvazione della legge n.176/07 le 40 ore per esistere non hanno più bisogno dell'art. 7 del decreto legislativo n. 59/04, perché il riferimento legislativo è tornato ad essere l'art. 130 del Testo unico, abrogato dal decreto legislativo stesso, ma ripristinato appunto dalla legge. Se il problema per le 40 ore potrebbe sembrare in questo modo risolto, non lo è sicuramente per le 27 o 30 ore.

Le 30 ore o le 27 su 5 giorni hanno necessità della mensa, e parlare di tali modelli senza nessun riferimento al comma 4 dell'art.7 del decreto legislativo n.59/04, così come si legge sia nel Regolamento che nella circolare sulle iscrizioni, vuol dire proporre qualcosa di assolutamente impraticabile

Il modello a 30 ore senza mensa, anche su 6 giorni, è folle, la media sarebbe di 5- 6 ore di seguito al giorno. Esistono scuole che hanno adottato un modello a 30 ore con l'aggiunta di un numero di ore di mensa inferiore a 10, cioè una sorta di modello a 40 ore “sbagliato”. Una scelta di questo tipo è stata dettata esclusivamente dall'impossibilità di garantire da parte degli enti locali la mensa per 5 giorni o dalla volontà di ridurre parzialmente il costo della mensa per i genitori riducendo il numero di pasti settimanali. In ogni caso 30 ore senza mensa o senza la garanzia della mensa per almeno 3- 4 giorni alla settimana non stanno in piedi.

Le ore di mensa sono necessarie per la distribuzione delle 27 ore su 5 giorni. Se la distribuzione è su 6 giorni non ci sono problemi, molte scuole che non sono dotate di strutture che possano garantire la mensa, adottano il modello a 27 ore, con una media di 4,5 ore al giorno, cioè un orario 8.30 – 13.00 sabato compreso.

A Milano e nei grossi centri metropolitani il modulo è sempre stato organizzato con 33 ore settimanali su 5 giorni, 27 ore più 6 ore di mensa, cioè 3 rientri settimanali. Per 2 classi sono necessarie 66 ore, cioè 3 insegnanti, 1,5 in media per classe. Negli ultimi anni i tagli all'organico a volte hanno reso necessaria la riduzione da 3 a 2 rientri, riducendo però a 2 le ore di mensa settimanali. Il modello così modificato non è dei migliori perché nelle 2 giornate “lunghe” su 8 ore trascorse a scuola dai bambini solo 1 è dedicata alla mensa.

Nella circolare sulle iscrizioni dello scorso anno era richiamata la possibilità di un eventuale tempo mensa da aggiungere alle 27 o 30 ore, quest'anno nella circolare non si legge niente di tutto questo. Sarà un caso? Dubito.

Il ministro Gelmini vuole sostanzialmente ridurre la scelta per i genitori tra le 24 e le 40 ore, con la possibilità delle 27 ore però solo su 6 giorni. La scelta delle 40 ore è vincolata sia all'organico che alle strutture, quindi in poche parole il ministro vuole orientare la scelta dei genitori verso le 24 ore, rendendo impraticabili le altre possibilità.

Il più volte citato comma 4 dell'art. 7 del decreto legislativo n. 59/04 che io sappia non è stato abrogato e non rientra neppure tra le abrogazioni esplicite previste dal Regolamento. L'articolo 7 del Regolamento sulle abrogazioni a scanso di equivoci si conclude però con la solita frase “E’ altresì abrogata ogni altra disposizione comunque incompatibile con quelle del presente regolamento.”, non è escluso quindi che in questo modo il comma 4 dell'art. 7 del decreto legislativo n. 59/04 risulti indirettamente abrogato.

L'altra possibilità è che la mensa possa essere prevista, ma solo se a carico esclusivo degli enti locali sia per quanto riguarda l'organizzazione che per quanto riguarda la sorveglianza dei bambini: non più insegnanti nelle ore di mensa, ma personale messo a disposizione dai comuni e retribuito a spese dei comuni stessi oppure addirittura dei genitori.

La Moratti nel 2003 nello schema di decreto legislativo, che sarebbe poi diventato una volta approvato il decreto legislativo n.59/04, prevedeva qualcosa del genere, ma l'Anci all'epoca respinse l'attacco dichiarando nel suo parere sullo schema di decreto che “L’Anci respinge infine, anche in via di principio, l’idea che si possa tornare nell’orario scolastico a forme di assistenza superate nel passato con l’istituzione di tempo pieno e/o modulare che riducevano a pura vigilanza l’intervallo del pranzo dei ragazzi.”.

Il 28 gennaio si riunirà la Conferenza Unificata per esprimere il suo parere sia sul Regolamento relativo alla riorganizzazione della rete scolastica che su quello relativo alla scuola dell'infanzia e alle scuole del primo ciclo. Mi auguro che Regioni, Province e Comuni non trascurino il problema della mensa, concentrandosi esclusivamente sull'altrettanto e indubbiamente importante problema della chiusura dei plessi scolastici.

Tocca ai genitori evitare di cascare nella trappola e chiedere direttamente ai dirigenti delle scuole e degli uffici periferici del ministero garanzie. In questo momento le Segreterie della Buona Scuola sono sicuramente un utile strumento per far sentire la propria voce.

Milano, 27 gennaio 2009

La direzione di Circolo deve OBBLIGATORIAMENTE proporre agli iscrivendi tutte e 4 le formulazioni orarie? Venezia, 2009-01-28 - submitted by Roberto Longo0 comment(s)
la direzione di Circolo deve OBBLIGATORIAMENTE proporre agli iscrivendi tutte e 4 le formulazioni orarie? Una risposta a una domada molto comune in questi giorni

Innanzitutto i modelli allegati alla circolare, come dice il testo stesso a pag. 6, punto 2.2, sono indicativi: "(cfr Modello B allegato a titolo indicativo)".

Più avanti un'altra dicitura chiarisce che (pag. 5 punto 2.scuola primaria): "L’iscrizione può essere effettuata presso la scuola del territorio di appartenenza o anche presso altra istituzione scolastica scelta in base agli orari di funzionamento e all’offerta formativa." Se ne deduce che se si può scegliere la scuola cui iscriversi in base agli orari di funzionamento e all'offerta formativa significa che questi modelli e questi orari possano essere differenziati, da scuola a scuola, e che quindi le scuole NON sono tenute a offrire tutti i modelli.

Ma prima ancora la stessa circolare afferma, a pag. 2 , su "scuola e famiglia" :"All’atto delle iscrizioni le istituzioni scolastiche informano le famiglie in ordine al proprio piano di offerta formativa (POF), realizzando così il primo importante momento di incontro e di collaborazione tra scuola e famiglia."

Questo significa che è il POF l'unico documento valido dell'istituzione scolastica cui fare riferimento per quanto riguarda le iscrizioni e che altri riferimenti organizzativi che i Dirigenti Scolastici dovessero assumere, senza modifica del POF da parte degli organi collegiali, sarebbero illegittimi.

La circolare non poteva negare apertamente queste cose, ma ciononostante introduce una quantità di elementi che tendono a confondere e a condizionare il comportamento delle scuole stesse e dei genitori e che vanno chiariti, come il fatto di voler dettare impropriamente le regole di organizzazione interna delle scuole. Inoltre non possiamo ignorare come essa sia stata già impugnata (dall’FLC-CGIL ad esempio) per ritenuta illegittimità, in quanto fà riferimento a Regolamenti che non hanno ancora definito il loro percorso legislativo (parere Conferenza Unificata, Consiglio di Stato) e non sono pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Così come d’altra parte gli stessi Regolamenti emanati dal CDM del 22 dicembre si basano su di uno Schema di Piano Programmatico, ma non si conosce ancora il Piano definitivo.

Per tornare all’autonomia della scuola, certo il Ministero e il Governo hanno potere sulle risorse (e questo dice qualcosa di abbastanza significativo sul tipo di autonomia vigente) e sarà certamente questo che alla fine farà la vera differenza, ma in ogni caso sulla base delle risorse assegnate le scuole saranno "libere" di organizzarsi come credono, ovvero come previsto dal proprio Piano dell’Offerta Formativa.

Un punto su cui fare molta attenzione è invece l’invito rivolto ai genitori, nei modelli indicativi allegati, di segnare in ordine decrescente le proprie preferenze di iscrizione.


Questo si configura come un vero trabocchetto che legittima il Ministero (ma anche l’istituzione scolastica singola) a considerare anche una 4^ scelta come una scelta, e quindi a dire, nel caso si indichino scelte subordinate, che in caso venga accolta anche solo l’ultima opzione, la scelta del genitore è stata accolta.

A mio parere in questa fase dovremmo fare in modo che vengano presentate ai genitori opzioni di iscrizione coerenti e previste dal POF vigente, dovremmo avvisare i genitori a non cadere comunque nella trappola della scelta multipla e dovremmo consigliare a chi ha già i figli iscritti alla primaria o secondaria di I° grado, di protocollare una conferma di iscrizione secondo il modello didattico scelto, e concesso, a suo tempo.

Sulla base delle richieste delle famiglie si aprirà poi il contenzioso sugli organici, ma se vogliono impoverire la scuola pubblica statale togliendo ore e risorse, costringiamoli almeno ad una strada in salita, cercando da parte nostra di tenere duro ad ogni singolo passaggio.

Roberto Longo

In quanti in classe con la gelmini? Venezia, 2009-01-18 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
lo Schema di Regolamento sulla formazione delle classi contrasta con le norme sull'agibilità/sicurezza delle aule ... come difendersi

In quanti in classe con la Gelmini?

 

 

Come difendersi da classi troppo affollate?      

 

 Manuale di resistenza umana

 ai tempi di Tremonti – Gelmini

 

   Lo Schema di Regolamento recante “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”, approvato dal Consiglio dei Ministri del 18 dicembre scorso, prevede la formazione delle classi - dall’anno scolastico 2009-‘10 - con un numero maggiore di studenti per aula.

 

   Lo Schema di Regolamento deve ottenere il parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni e del Consiglio di Stato, per poi essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale come Decreto del Presidente della Repubblica, prima di diventare norma a tutti gli effetti, ma è bene prendersi per tempo per valutare la possibilità di autodifendersi.

   Dando per scontata la necessità di proseguire la lotta per il ritiro dell’art. 64 della legge 133, il quale sovrintende ai pesanti tagli previsti dai Regolamenti attuativi, proviamo però a vedere se esiste la possibilità di rendere inapplicabili queste norme.

   L’aumento generalizzato del numero degli alunni per classe, se da una parte va a peggiorare la qualità dell’offerta didattica ed educativa, rendendo impossibile l’intervento individualizzato, il recupero in itinere e la lotta alla dispersione scolastica, dall’altra rappresenta un attentato al benessere a scuola e alla sicurezza.

   I nuovi parametri per la formazione delle classi, infatti, confliggono con le norme previste dal D.M. 18 dicembre 1975 (Norme tecniche aggiornate relative all’edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica) e dal D.M. 26 agosto 1992 (Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica).

     Scuola per scuola, plesso per plesso, in sede di formazione delle classi, dobbiamo controllare, puntando sulla contraddizione che il Dirigente Scolastico è responsabile dei tagli (comma 5 dell’art. 64 della legge 133) e del rispetto dei parametri relativi alla formazione delle classi conseguenti ai tagli (comma 6 dell’art.4 dello Schema di Regolamento in questione), ma è anche responsabile della sicurezza come datore di lavoro, ai sensi della 626 (ora Decreto Legislativo 81 del 2008).

 

   Ma veniamo al dettaglio.

...

Per chi volesse la publicazione basta scrivere a mikeste@iol.it specificando la richiesta

cronache di pubblica distruzione Venezia, 2009-01-08 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
un video - documentario della Rete Precari del Veneto

Un video-documentario

 

Cronache di pubblica distruzione

 

   I governi, negli ultimi vent’anni, hanno scelto di precarizzare la scuola e gli insegnanti.

   La manovra Tremonti – Gelmini, inserita nella legge 133 dell’estate 2008, prevede di tagliare quasi 8 miliardi di euro in tre anni, riducendo 70.000 posti di docenti e 43.000 di assistenti, amministrativi, tecnici ed ausiliari.

   Per fare ciò si intende aumentare a dismisura il numero di alunni per classe, ridurre le ore di lezione negli istituti tecnici, professionali e artistici, toccare il tempo pieno e prolungato, il sostegno ai portatori di handicap, ritornare alla “maestra unica” nella scuola primaria, rivedendo l’assetto ordinamentale dell’intero sistema scolastico.

 

A farne le spese, oltre il servizio pubblico naturalmente, saranno i precari: un esercito di quasi 250.000 persone che da anni ed anni lavorano nella scuola, assunti all’inizio dell’anno scolastico e licenziati dopo scrutini ed esami.

Spremuti come limoni e poi gettati!

 

   In 40 minuti di interviste, testimonianze e molte immagini riprese dall’agosto al dicembre 2008, gli invisibili della scuola, i senza diritti, coloro dei quali nessuno parla, si sono ripresi la parola in un video documentario autoprodotto che promettono di presentare in tutte le scuole ai colleghi, agli studenti e ai genitori.

 

   Video su DVD, con testimonianze dirette di vita precaria, denunce e proteste, che stanno coinvolgendo tutta la scuola - dalla scuola dell’infanzia all’Università - ed il Paese con lo slogan “noi non paghiamo la vostra crisi”.

 

   E’ stato autoprodotto da Multimedia Records S.A.S. di Fiesso d’Artico (VE) in collaborazione con la Rete Organizzata Docenti e Ata Precari del Veneto.

 

   E’ possibile richiederlo direttamente alla e-mail manuel.posadas@libero.it al prezzo di 10 + 2 € per spese di spedizione. Pagamento alla consegna al corriere postale.

 

 

 

                                 

 

Importante convegno sul futuro dell'istruzione artistica Venezia, 2008-12-12 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
contro l'art. 64 della legge 133

Importante convegno sul futuro sell'istruzione artistica si è tenuto ieri a Venezia nell'aula magna dell'istituto Statale d'Arte di C.po dei Carmini.

Il convegno, organizzato da un gruppo lavoro di docenti, non docenti e studenti del Liceo Artistico e dell'I.S.A. di Venezia - con il supporto del CESP - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova, ha visto la partecipazione di oltre duecento persone.
   Organizzato per dibattere sul futuro dell'istruzione artistica, di fronte ai provvedimenti governativi di revisione dei curricoli previsti dall'art. 64 della legge 133, è stato introdotto dai saluti, oltre che del Dirigente Scolastico dell'I.S.A prof. G. Chiavallin, del Sindaco di Venezia M. Cacciari, dell'Assessora alla Cultura L. Zanella e dall'Assessore all'Educazione della Provincia di Venezia A. Ferrazzi, a testimoniare l'interesse degli enti locali per le scuole dell'area artistica di una delle maggiori città  d'arte del mondo.
 
   Presenti delegazioni dei licei ed istituti del Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino, oltre a colleghi dell'ISA di Bologna, di Faenza, di Ancona, di Corato (BA), di Monopoli (BA).
 
   Dopo le relazione introduttive e l'intervento del Direttore dell'Accademia delle Belle Arti di Venezia prof. Montanaro si è sviluppato un ampio dibattito con interventi di docenti, rappresentanti sindacali della FLCgil e dei Cobas, studenti, dirigenti scolastici.
   Tutti contro provvedimenti calati dall'alto che, con la riduzione del monte ore previsto per il licei artistici e un incerto futuro per gli istituti d'arte, intaccano il futuro dell'istruzione artistica, e la sua importanza per il mondo culturale ed economico, nel nostro paese,
 
  Nel pomeriggio il dibattito è proseguito per la definizione di un appello - manifesto (sottoriportato) e per la continuazione delle forme di protesta.
 
   La notizia, nel pomeriggio, che il governo intende spostare l'attuazione dei nuovi ordinamenti per la scuola secondaria di secondo grado all'anno scolastico 2010-11 ci conforta sull'utilità delle proteste di questi mesi e ci dà forza nel proseguire le iniziative per bloccare quanto prevede l'art. 64 della legge 133 e proporre una riforma condivisa e discussa con gli operatori della scuola.
 
I materiali del convegno si possono scaricare:
 
 
 
Venezia, 12 dicembre 2008
 per la segreteria organizzativa del Convegno
Francesco Miazzi e Stefano Micheletti
 
 

Manifesto – Appello

dei Licei Artistici e degli Istituti d’Arte italiani

(“Quale futuro per l’istruzione artistica?”, Convegno interregionale, Istituto Statale d’Arte, Venezia, giovedì 11 dicembre 2008, ore 9.15 – 17.00, a cura del CESP, Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova)

 

 

Il Convegno di Venezia, promosso dagli insegnanti e dal personale dei Licei d’Arte (LAS) e degli Istituti d’Arte (ISA) del Triveneto e al quale hanno partecipato delegazioni provenienti da numerose regioni d’Italia, ha riportato all’attenzione delle istituzioni locali, regionali e nazionali la specificità dell’istruzione artistica e ha voluto costruire un momento di confronto tra realtà scolastiche diverse.

 

Le previsioni della legge n. 133 / 2008 di ridurre le ore settimanali di insegnamento nei Licei e negli Istituti d’Arte della scuola secondaria superiore, i numerosi e quotidiani provvedimenti complessivi del governo che riguardano tutti gli ordini di scuola, ci spingono a lanciare un appello a tutti gli istituti che si occupano di formazione artistica in Italia.

 

Diventa indispensabile rendere visibile la realtà dell’istruzione artistica che si cerca di confinare in una nicchia separata, al di fuori dei dibattiti che occupano le pagine dei giornali e dei salotti televisivi.

 

Sia il corso tradizionale degli ISA e dei LAS, sia i progetti sperimentali Michelangelo, Leonardo e Brocca hanno una struttura oraria ben superiore al tetto stabilito dall’attuale governo.

 

La riduzione dei fondi previsti per la scuola statale, già duramente colpita negli ultimi anni,  comporterebbe gravi conseguenze nella qualità dell’istruzione artistica: la formazione di classi di oltre 30/33 alunni; il taglio delle ore curricolari necessarie a un serio progetto educativo, soprattutto nelle discipline artistiche; la riduzione degli organici, già sottodimensionati; la mancanza dei fondi necessari all'ordinaria dotazione per la didattica che già grava sui bilanci delle famiglie.

 

Ognuno di noi è consapevole del fatto che le riduzioni dell’orario settimanale impediranno del tutto di raggiungere le capacità e le abilità artistiche che, già oggi, con fatica e sforzo, riusciamo a trasmettere alle nostre allieve e ai nostri allievi.

 

Nelle nostre scuole noi prepariamo, assieme ai nostri studenti, professionalità e competenze specifiche sempre più indispensabili per essere cittadini consapevoli e critici.

 

Da oltre un secolo, i Licei Artistici e gli Istituti d’Arte forniscono un’istruzione altamente specializzata in tutti i settori delle arti visive. L’integrazione tra la preparazione storico-umanistica e le conoscenze tecniche ed artistiche qualificate permettono di conseguire competenze utili nella prosecuzione degli studi universitari, nel mondo dell’arte e del lavoro.

 

La produzione artistica, così come la conoscenza del nostro patrimonio e la sua tutela, sono attività di natura anche economica, che costituiscono una preziosa rendita per il nostro paese.

 

E’ necessario ragionare su un modello davvero “nuovo” e articolato di scuola per l’Istruzione Artistica che tenga conto anche di questi aspetti.

 

Il personale degli ISA e dei LAS, consapevole della necessità di una riforma dell’istruzione artistica, si rende disponibile a definire le tracce di una proposta da trasmettere al ministro della Pubblica Istruzione. Per tale motivo si chiede la sospensione dei provvedimenti posti in essere dal governo e l’apertura di un dialogo laborioso con chi vive e conosce la realtà dell’istruzione artistica.

 

 

(Per ulteriori informazioni: http://groups.google.it/group/istruzioneartistica?hl=it; istruzioneartistica@googlegroups.com)

 

http://salvaistruzioneartistica.blogspot.com/

 

  
 

 

la Signora non capisce il mio ITALIANO !!! verona, 2008-12-09 - submitted by concetta trimarchi 1 comment(s)
Salve a tutti , sono una insegnante che non riceve retribuzione dal mese di Aprile ...alla DIRIGENZA scocciava la mia chiamata ai CC per disturbi creati dal personale Amministrativo ...sono stata sanzionata per due mesi e ...sono stata due mesi senza retribuzione l'ufficio lamenta...ed ecco il motivo di mie richieste a forum la non comunicazione del mio indirizzo che secondo il Testo Unico è obbligatorio fornire al datore di lavoro ..ma pensate anche in estate , e pensate colleghi e colleghe anche fuori contratto lavorativo ...al 30/06/08 io avevo terminato il mio servizio ....viene da chiedersi se la Signora capisce o se ne intende di truffe Siciliane ...organici di fatto come quelli di diritto e certificati di servizio ove venivo addirittura pagata con fondi a disposizione del Ministero !!!! ...ma veniamo a fatti di Verona ...dunque secondo il TESTO UNICO , quale sanzione e' proporzionata alla non comunicazione dell'indirizzo del dipendente ??? vorrei conoscere le normative a riguardo ..... ....

 

 

          LA SIGNORA NON CAPISCE IL MIO ITALIANO ..IO NON CAPISCO

          LE SANZIONI ..VOI????

appello per il 12 dicembre Venezia, 2008-12-03 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
per la costruzione dello sciopero sociale

Onda libera tutti

Appello dall’Onda Anomala di Venezia per la costruzione dello sciopero sociale del 12 dicembre

Venezia - Lunedì 1 dicembre 2008
 

Il 12 dicembre l’onda diventa la mareggiata dello sciopero sociale.
Costruiamo, dentro la giornata di mobilitazione nazionale, un terzo corteo libero e indipendente che dalla stazione ferroviaria di Mestre (concentramento ore 09:00) prenda la parola dal palco sindacale.
Dalle scuole, dalle università, dal mondo dei ricercatori precari, la volontà di opporsi alla socializzazione dei costi della crisi ha ridato energia ad un paese rassegnato alla vittoria delle destre e all’inadeguatezza delle sinistre, ad un paese preda della psicosi securitaria che strumentalizza i migranti (o i Rom) come carnefici e le donne come vittime.
L’onda ha spazzato via la rassegnazione, incrinato la concertazione e ha parlato al paese intero. Lo ha fatto con il linguaggio della consapevolezza, della capacità di analisi, a partire da una piattaforma specifica di discorso, frutto del lavoro collettivo svolto durante i workshop della Sapienza che hanno coinvolto studenti e precari di tutta Italia.
Da Roma siamo tornati chiedendo il ritiro della legge 133, lo sblocco del turn-over e criticando la trasformazione delle università in fondazioni di diritto privato in un paese dove l’impresa è assolutamente inadeguata a investire nella formazione.
Pretendiamo che la ricerca sia autonoma e indipendente e chiediamo la fine dei contratti precari che la regolano. A questi deve essere sostituito un contratto unico di lavoro subordinato a tempo determinato.
Rifiutiamo il concetto di meritocrazia così come confusamente declinato dalla retorica istituzionale. Il merito di un ateneo non può basarsi su constatazioni meramente quantitative e deve essere valutato a partire dalla ricaduta sociale dei saperi che produce, saperi che devono essere liberamente accessibili e non mercificati.
Vediamo nell’autoformazione uno degli strumenti privilegiati per riportare dentro l’università saperi qualificati, un’università il cui carattere pubblico deve essere comunque preservato.
Rifiutiamo il dilagare della didattica non retribuita sostenuta da ricercatori precari e la diffusione degli stage gratuiti per gli studenti.
Richiediamo reddito diretto ed indiretto, politiche abitative adeguate e, naturalmente, strutture adeguate e sicure, prima di tutto perché non si ripetano tragedie quale quella di Rivoli, poi, perché non possiamo studiare o lavorare nel degrado.
L’onda non si batte per l’Università del presente, né per quella del passato, l’onda ha l’ambizione di fermare i processi di aziendalizzazione dei nostri atenei di cui rettori e baroni sono corresponsabili. In quest’ottica, l’onda si batte per trasformare i saperi in un bene comune, perché la loro natura di prodotti dell’intelletto collettivo ricada sulla collettività tutta in termini di reddito, fuori da ogni logica proprietaria, fuori dalla gabbia dei brevetti.
Reddito, questa è la parola chiave, questo è l’obiettivo dell’onda e di tutte e tutti quelli che si rifiutano di pagare i costi della crisi della finanza globale.
L’onda trascina via con sé l’insulto della social card proposta dal governo e il 12 dicembre si trasformerà in una rivolta sociale contro la precarietà.

Il nostro invito è dunque rivolto a chi non si sente rappresentabile, a chi è stufo di delegare ai partiti la soddisfazione dei propri bisogni e la realizzazione dei propri desideri, a chi sente di poter decidere, attraverso la cooperazione sociale, in completa libertà, il proprio presente: ai movimenti che costruiscono il territorio come bene comune (e che ci hanno insegnato un modo diverso di intendere le parole democrazia, partecipazione e comunità), ai migranti, alle donne e ai precari di ogni settore.

La marea si alza.
Non paghiamo la vostra crisi!!

Onda Anomala Venezia
veneziavs133

Convegno sul futuro dell'istruzione artistica Venezia, 2008-12-01 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
licei artistici ed istituti d'arte in via di estinzione con la Gelmini

 

convegno sul futuro dell’istruzione artistica

 

   Nello Schema di Piano programmatico di attuazione dell’art. 64 della legge 6 agosto 2008, n. 133,  nella parte riservata alla revisione degli ordinamenti scolastici si dice: “Per i licei artistici e i licei musicali e coreutici l’orario obbligatorio di lezione sarà di 32 ore settimanali, con conseguente revisione dei quadri orario previsti dagli allegati al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226”.

 

   Attraverso questo ridimensionamento, per lo più delle discipline artistiche e di laboratorio, si rischia di snaturare completamente le caratteristiche dell’istruzione artistica presente nei nostri licei.

   Per altro, nel quadro generale del Piano Programmatico, la specificità degli Istituti d’Arte non è riconosciuta e non trova menzione alcuna. Molte discipline e le particolarità delle attuali Sezioni (Vetro, decorazione plastica, ceramica, tessuto, architettura, stampa, decorazione pittorica, metalli oreficeria, etc.) rischiano di essere sacrificate dalla modifica degli ordinamenti scolastici e da questa riduzione dell’orario, imposto indistintamente a tutte le scuole secondarie di secondo grado.

   Tale piano sta creando notevole preoccupazione tra i dirigenti, i docenti, i non docenti, gli studenti e i genitori.

 

   Si è costituito un gruppo di lavoro, tra gli operatori del Liceo Artistico Statale e dell’Istituto Statale d’Arte di Venezia, per non lasciare solo alla generica protesta le istanze delle componenti scolastiche.

 

 Tale gruppo di lavoro ha organizzato, in collaborazione con il CESP – Centro Studi Scuola Pubblica – un convegno sul futuro dell’istruzione artistica, di cui alleghiamo la locandina, che si terrà giovedì 11 dicembre 2008.

 

Si precisa che nelle commissioni di lavoro previste nel pomeriggio, si discuterà in modo specifico delle prossime iniziative di mobilitazione e saranno approfondite le varie ipotesi di riorganizzazione proposte in modo indiretto dal Ministero.

 

   Il convegno è rivolto, per motivi di vicinanza geografica, per lo più alle realtà della regione Veneto, Friuli Venezia - Giulia e Trentino Alto Adige, ma è aperto a tutti i licei ed istituti d’arte del Paese che vorranno partecipare.

 

 

Venezia, 29 novembre 2008

Distinti saluti

per la segreteria del convegno

prof. Stefano Micheletti - LAS Venezia mikeste@iol.it

prof. Francesco Miazzi – ISA Venezia fmiazzi@libero.it

http://salvaistruzioneartistica.blogspot.com/

 

blocco delle attività aggiuntive? parole in libertà ... Venezia, 2008-11-28 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
non collaborazione piuttosto
Le visite d'istruzione in orario scolastico, quelle di una intera giornata, oppure le visite d'istruzione di più giorni (pure all'estero), sono vero e proprio volontariato, per pudore non dico a quanto ammonta la diaria.
Eppure i prof. e le maestre le fanno, anche se si tratta di duro lavoro.
   Le visite d'istruzione rappresentano un grande business per le agenzie di viaggio, che colmano i "vuoti" stagionali proprio con il turismo scolastico.
 
Spesso gli insegnanti propongono (o parlano di) questa forma di lotta, tra altre, per colpire interessi che ruotano attorno alla scuola, visto che lo sciopero spesso poco incide (soprattutto alle superiori), risolvendosi in una giornata di vacanza per gli studenti.
 
Ci sono altre attività aggiuntive (cioè facoltative) che si potrebbero bloccare; i precari già questa estate avevano lanciato la "non collaborazione".  Pensiamo al blocco dello straordinario per fare le supplenze (visto che non chiamano più supplenti e che nessuno avrà più ore a disposizione visto la saturazione a 18 ore di tutte le cattedre), pensiamo al rifiuto dello straordinario fino alle  24 ore che molti docenti fanno rubando spezzoni orario a precari, pensiamo a tutte le attività aggiuntive della cosiddetta scuola dell'autonomia, che hanno trasformato le scuole in progettifici ... cazzate retribuite ... che nulla hanno a che fare con la didattica ... e che si potrebbero bloccare; pensiamo ai corsi di recupero di Fioroni ... vero e proprio imbroglio ... (con 15 ore di corso di recupero non si saldano carenze) e i prof. dovrebbero bloccarli ... visto che ne metti 32 in classe come faccio poi a recuperare in 15 ore.   Insomma molte potrebbero essere le forme di lotta, oltre lo sciopero, tra l'altro già compromesso dalla legge 146 di regolamentazione.
 
   Io penso pure al blocco degli scrutini, anche se la legge 146 (voluta da cgil-cisl-uil una ventina d'anni fa, ma ce la ricordiamo) in pratica lo vieta ... e quindi siamo sul terreno della disobbedienza civile.   Danneggia l'utenza il blocco degli scutini?   Non credo ... noi lezione la facciamo e diciamo pure agli studenti i risultati ... semplicemente blocchiamo una operazione formale burocratica ...
Non so quindi se danneggia di più l'utenza un blocco delle gite o degli degli scrutini ... oppure uno sciopero dei treni ... eppure di fronte ad uno sciopero dei treni nessuno si chiede se sia necessario chiedere la condivisione dell'utenza.   Forse Sacconi!
 
Del resto chiediamo ad un precario se sia più importante la visita d'istruzione del ragazzino o il suo posto di lavoro ...
 
Altro ragionamento è scegliere forme di lotta che siano il più possibile condivise ... e renderle condivisibili anche alla cosiddetta utenza.
A scuola mia ad esempio, il liceo artistico, si diceva che magari sarebbe stato più efficace fare le visite d'istruzione lo stesso ... ma magari andare per musei con t-shirt contro la gelmini, o con volantini in più lingue ... che bloccare le gite ... o magari farle senza passare per le agenzie ...
 
 Ho sentito colleghi di altre scuole che sostenevano che certe attività aggiuntive certo non si potevano bloccare ... come ad esempio le commissioni per l'inserimento degli studenti stranieri ..., ma altre ancora certamente si.
 
 
stefano micheletti venezia
 
 
blocco delle attività aggiuntive Venezia, 2008-11-28 - submitted by Roberto Longo0 comment(s)
Sempre più Collegi Docenti decidono forme di blocco delle attività aggiuntive. Sono iniziative comprese e condivise dai genitori e dagli studenti?
In tutta onestà mi sta ritornando a galla una preoccupazione per le sempre più insistenti notizie che arrivano dai Collegi Docenti (soprattutto media inferiore e superiore) sul taglio delle attività aggiuntive: gite, uscite, laboratori, o altro, quale forma di protesta contro i tagli e lo sconvolgimento che si sta abbattendo sulla scuola. 
Sento in giro reazioni di genitori a queste decisioni, e non sono buone.
Non mi riferisco tanto a quelli che sono più proccupati per i provvedimenti del Governo e che capiscono meglio il senso che i docenti vogliono dare a queste forme di lotta, ma alla platea più vasta dei genitori e, alle superiori, sarebbe interessante capire anche il punto di vista degli studenti.
E' una questione molto delicata credo, e per parte mia non ho avuto problemi a porla in tutti gli incontri con gli insegnanti cui ho partecipato. Purtroppo però si è discusso  poco di questo  su vasta scala in questi mesi, e adesso rischiamo che il diffondersi e generalzzarsi di queste forme di lotta aprano spaccature ed incomprensioni tra i genitori da una parte e insegnanti dall''altra.
Un motivo ricorrente tra genitori è che gli insegnanti facciano spesso appello ai genitori solo quando vengono minacciati nei loro diritti e che viceversa poi non siano essi stessi disponibili a condividere e prestare ascolto ad altre questioni che maggiormente premono a  mamme e papà . Questa conflittualità di fondo - fisiologica per certi aspetti - in situazioni come quella che stiamo vivendo, generalmente regredisce a causa dei problemi più urgenti e gravi che si impongono a tutti. Ma così come l'elemento di pura difesa dell'esistente non è sufficiente a motivare una vera battaglia per una scuola di qualità, anche l'alleanza tra gli insegnanti e i genitori  necessita che tutti siano disponibili a  rimettersi  in discussione, si approfondiscano i problemi, e che si rigenerino pratiche ormai logore e svuotate.
In questo contesto, tutto da costruire per contenuti e relazioni, l'introduzione di azioni unilaterali come quelle citate di blocco di attività importanti per la didattica e l'educazione in generale, rischia di avere un effetto contrario e negativo su questi processi o peggio ancora di spaccare il fronte.
Come
In un'assemblea  cui ho partecipato un'insegnante ha motivato l'adozione di questo tipo di forme di lotta con la "drammatizzazione", conseguente alla situazione che si è venuta a creare con i drastici tagli del Governo, e che questa drammatizzazione non può non coinvolgere da subito tutte le attività, e che tutti sono tenuti ad prenderne atto. L'argomento indubbiamente ha una sua forza, ma rimane che nell'adottare queste forme di protesta, se il percorso non è ne in qualche misura discusso e condiviso da tutti i soggetti interessati, l'effetto rischia comunque di essere di boomerang.
Abbiamo calcolato bene questo rischio?
 
appello per la storia dell'arte venezia, 2008-11-28 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
la gelmini intende ridurre le ore di storia dell'arte in tutti i licei

APPELLO PER LA STORIA DELL’ARTE NELLA SCUOLA

L’ANISA, Associazione Nazionale degli Insegnanti di Storia dell’Arte, presa visione di un documento

in bozza completo di quadri orari, riguardante i nuovi curricula dei Licei, esprime sconcerto e viva

preoccupazione in merito alla presenza della Storia dell’arte nella Scuola italiana. Come nostro

costume, non vogliamo farne una difesa corporativa, ma solo sollevare un problema di congruità e di

qualità formativa.

In particolare ci sembra del tutto ingiustificato che le ore di insegnamento di Storia dell’Arte

diminuiscano al liceo artistico per evidenti ragioni di indirizzo di studi e, soprattutto, che al liceo

classico, si adotti la scelta penalizzante di assegnare una sola ora settimanale alla disciplina, sia al

biennio che al triennio, laddove il ministro Gelmini si era impegnato ad aumentarne la presenza. Se

infatti ci si ferma ad un puro calcolo aritmetico, rispetto al corso classico tradizionale, la disciplina

aumenta di 1 ora il suo monte orario nel quinquennio (attualmente è presente solo al triennio con 1 ora

nei primi due anni e 2 ore al terzo anno). Ma sul piano dell’efficacia didattica che peso può avere

l’insegnamento di una disciplina per una sola ora settimanale, specialmente nell’anno finale quando la

Storia dell’arte è il perno su cui ruotano la maggior parte dei percorsi interdisciplinari che gli studenti

elaborano per gli esami orali?

Senza parlare del fatto che, vista l’infondatezza didattica di un insegnamento con una unica ora

settimanale, nella maggior parte dei licei classici sono da anni in atto sperimentazioni consolidate che

vedono la presenza della disciplina per 2 ore settimanali per cinque anni per cui, di fatto, il previsto

scenario dimezzerebbe non innalzerebbe il monte orario del suo insegnamento.

Si chiede pertanto di assicurare agli studenti della Scuola italiana e, in particolare, a quelli del liceo

classico ed artistico, un insegnamento della storia dell’arte adeguato affinché si possa garantire in modo

efficace la formazione disciplinare e culturale dei nostri studenti. Infine, se vogliamo che i cittadini di

domani difendano i principi enunciati nell’art.9 della Costituzione, occorre che conoscano il

patrimonio storico-artistico che saranno chiamati a salvaguardare. O è proprio questa consapevolezza

che si vuole cancellare?

Clara Rech

Presidente Nazionale ANISA per l’educazione all’Arte

autoriforma della scuola padova, 2008-11-24 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
un sasso nei flutti ... meglio, un messaggio in bottiglia

Autoriforma della scuola

Un sasso nei flutti… meglio, un messaggio in bottiglia

di Marzio Sturaro*

Lunedì 24 novembre 2008
 

Mobilitazioni continue, importanti, grandi numeri. Nelle assemblee, nelle piazze, negli incontri, nelle strade. Dalle scuole e dall’Università i diversi soggetti del mondo della istruzione, della formazione sono intelligentemente straripati nelle città; la conoscenza, in carne ed ossa, è uscita fuori, dicendo a sé stessa – e a tutti i territori – quanto sia pesante e "centrale" nei processi produttivi dell’oggi ed anche che scuola, università e ricerca, ricchezza e futuro del paese, come tutti i beni comuni necessitano, nell’interesse generale, di una potenza sociale che “facendosene carico” li difende, li orienta e li sviluppa.
In questo percorso sorprendentemente ricco ed articolato la parte più “grande” del mondo della conoscenza ha incarnato con più evidenza e consapevolezza questo ruolo: studenti, ricercatori, docenti, tecnici, associati e le mille figure precarie - insomma l’intera Università – nelle pratiche e nelle proposte indicano questa centralità del ruolo sociale produttivo dei saperi e della conoscenza. Certamente i tagli e gli attacchi portati, per ultimo, dal governo Berlusconi hanno richiesto, velocizzato e generalizzato le risposte di lotta, ma si percepisce che l’onda anomala non è solo una sacrosanta reazione a difesa. Infatti la propositività dell’autoriforma dell’università, per metodo e merito, non si limita al generico orizzonte della “difesa della scuola pubblica” ma porta un’idea, un disegno di ruolo e funzionamento di Università e ricerca – con la forza e la chiarezza che, ripetiamo, viene dalla esperienza biopolitica della propria misconosciuta importanza nei processi di formazione dei saperi e della conoscenza e dalla consapevolezza della fondamentale importanza produttiva e nei processi di valorizzazione capitalistica dei saperi e della conoscenza nella moderna società globalizzata (è questa, oltre ai grandi numeri, alla tenuta e alla “radicalità”, la potenza attrattiva dell’onda che ha liberato e “costretto” anche altri soggetti sociali e sindacali a mobilitarsi…).
Questo pistolotto sulla “maturità” di percorsi e proposte dell’onda dell’autoriforma universitaria per chiedermi, guardando all’onda nello scenario delle scuole superiori, se c’è e cosa persegue un movimento per l’autoriforma nella scuola superiore. Ho certo presente quanto diversi siano i soggetti; variegati e spesso lontani interessi e bisogni che pur corrono insieme nel potente e sorprendente movimento di lotta contro i tagli Tremonti- Gelmini; tengo in considerazione le differenze tra i due “segmenti” studenteschi: prima fra tutte il dato, per così dire, anagrafico che rende, per i più giovani, meno diretta la percezione della precarietà e della propria, modificata, importante collocazione nei processi economici di produzione e valorizzazione. Ritengo comunque che un orizzonte di autoriforma potrebbe solidamente radicare – e far durare nel tempo, anche con la “complicità” di questa crisi: nuova, profonda, epocale – il conflitto nella scuola superiore, oltre le conosciute ciclicità da calendario scolastico.
Insomma il no ai tagli e alla riforma Gelmini nella prospettiva del noi non paghiamo la vostra crisi sta cercando una soglia di indipendenza ed autonomia, anche di proposta e di funzione per la secondaria superiore? Oggi basta il sacrosanto, titanico sforzo di respingere il mortale affondo Gelmini-Tremonti? C’è di più, dell’altro che allarghi l’orizzonte dal tratto generico che oggi raccoglie tutti in difesa della scuola pubblica consentendo a tutte le “destre” battutacce contro insegnanti e studenti difensori dello status quo?
Autoriforma vuol immediatamente dire che prendono parola le componenti di questo centrale segmento della formazione, nell’essere e “sentirsi” il lavoro cognitivo che si ribella ed organizza. Certo per dire “no!” Ma, anche, per cercare insieme e proporre concretamente un’idea di scuola e formazione superiore che nelle lotte e nelle proposte messe in pratica oggi dia la concreta possibilità di prendere in mano e costruire il proprio futuro. Un futuro adeguato alla profondità della crisi ed alla potenza della nuova generazione in lotta.
Autoriforma sottolinea certo il diritto, il dovere, direi, dei più giovani, in particolare, di prendere parola liberamente sulla propria condizione scolastica di oggi e sul proprio futuro; altro che diktat censori, autoritari ed oscurantisti del direttore generale USR Palumbo (Ruolo e competenze degli organi scolastici – Utilizzo delle sedi delle istituzioni scolastiche Venezia, 06.11.08) ai dirigenti delle scuole del Veneto!
‘Noi non paghiamo la vostra crisi’ e ‘prospettiva’ di autoriforma offrono l’opportunità di dare, muovendosi, una scrollata a quel clima culturale asfittico di compatibilità e regole progressivamente impostosi coi “decreti delegati” dei mille steccati e mediazioni, di delegati, elezioni, rappresentanti…. Le rigide forme della democrazia (molto) delegata hanno irreggimentato e depotenziato, nel tempo, le forme della libera espressione individuale e collettiva nella nostra scuola superiore. Imponendo la gabbia delle mediazione e della canalizzazione dei conflitti substrato culturale in cui si è progressivamente innestato un processo autoritario di più rigida gerarchizzazione: una piramide che si “scala” per cooptazione (significativi l’esautoramento della “collegialità” e la trasformazione di presidi e direttori didattici in dirigenti!). In questo humus cerca senso la retrograda reimposizione del voto di condotta!
Un movimento, che è geloso della propria autonomia ed indipendenza, fino a inventarsi nuove modalità di dibattito e relazione oltre le “abituali” forme della rappresentanza dei movimenti e diffida, se non prova fastidio, di quelle partitiche e sindacali di ogni genere, sente che il terreno, le pratiche della libertà gli debbono appartenere costitutivamente: libertà di criticare, di esprimersi, di ricercare, nelle relazioni, dalle restrizioni e dai bisogni, di movimento, di proporre, di sperimentare… perché solo la condizione di libertà è creativa e positivamente trasformativa.
Altra suggestione potrebbe venire dal ricordare che non solo il centro sinistra (sigh!) prodiano, quando è stato al governo, col cacciavite spuntato del ministro Fioroni non ha scalfito la riforma Moratti ma neppure ha trovato tempo per confrontarsi seriamente con una proposta di legge di iniziativa popolare. Era con le sue innumerevoli firme autenticate (raccolte nel montare del movimento di lotta contro la Controriforma Moratti) passata alla Corte di Cassazione e arrivata in Parlamento “Per una Buona Scuola per la Repubblica” – frutto di un articolato processo di mobilitazioni è certo una mediazione ma, almeno, discussa e costruita “dal basso”, tra diversi soggetti (docenti, studenti, genitori di varie parti d’Italia) che hanno cercato l’opportunità di riflettere, confrontarsi e condividere un’idea di Scuola, composita e complessa). Sostanzialmente nessuno, nel Palazzo, l’ha più cagata.
Una suggestione, dicevo, la proposta non solo per vari spunti che contiene (Art.3 …Lo Stato assicura al Sistema Educativo di Istruzione Statale le risorse adeguate, destinando a questo scopo almeno il 6% del prodotto interno lordo…. Lo Stato garantisce la gratuità dei libri di testo e del trasporto scolastico per gli alunni e le alunne delle Scuole Statali dell’obbligo di ogni ordine…. Art.7 L’obbligo scolastico …termina con il diciottesimo anno di età) ma per l’attualissima intuizione a cui rimanda: in ultima istanza, pur dislocata sul piano istituzionale, che cosa non è questo tentativo se non una sentita rivendicazione che solo logiche e pratiche di autoriforma possono invertire i processi bipartisan di stravolgimento e distruzione del sistema della formazione scolastica? Che chi lavora, studia, produce, vive nel sistema scolastico deve avere parola e capacità decisionale per modellarlo?
Certo parliamo di difesa dai tagli e dagli stravolgimenti anche nelle superiori (tra tanto: il mortale snaturamento delle scuole dell’area artistica ed il controllo “aziendale” diretto di Confindustria sugli istituti Tecnici e Professionali) ma l’orizzonte del ‘noi non paghiamo la vostra crisi’ chiede la materialità di un pacchetto di rivendicazioni che, mentre articolano e la proposta trasformativa nelle scuole superiori, ricostruiscano reddito e sicurezze sociali per le nuove generazioni nel cui protagonismo si possono sconfiggere i dispositivi gerarchici ed autoritari che permeano le istituzioni scolastiche e affermare concretamente una nuova cultura di libertà e di relazioni solidali.

* Cobas scuola Padova

l'onda anomala a palazzo grassi Venezia, 2008-11-22 - submitted by Stefano Micheletti0 comment(s)
Vnerdì 28 novembre
 
 

SURFIN’ /Italics/

 
28 novembre
L’onda anomala si rovescia a Palazzo Grassi

Non paghiamo questa crisi che non ci appartiene. Lo facciano i rettori, i baroni, gli speculatori e i finanzieri. Perché l’onda anomala si increspa ben oltre la scuola, ben oltre l’università, perché l’onda parla la lingua della precarietà sociale e la sua forza è la forza delle nostre intelligenze svendute, dei migranti strumento della psicosi securitaria istituzionale , delle donne preda del ricatto biologico che raddoppia il peso della precarietà, di tutti i lavoratori sacrificati in nome della flessibilità o dell’Italianità di un marchio.
Noi rifiutiamo il ruolo predestinato di vittime. I costi di questa crisi non sono socializzabili. Dalle scuole e dalle università di tutta Italia siamo usciti come un’onda potente, protagonista, molteplice e allo stesso tempo centrale, fragorosa, ma cosciente.
Oggi l’onda è un’onda sociale che pone al centro il problema del reddito.
Reddito per i lavoratori di tutti i settori, per i ricercatori e reddito per gli studenti di questa università che, pur essendo pubblica è già gestita in maniera aziendale dalla sua classe baronale.
Reddito perché chi produce conoscenza, oggi, produce una merce di valore e ci siamo stancati di essere messi al lavoro con la sola prospettiva di consolidare posizioni di rendita.
Reddito perché vogliamo accesso paritario a saperi qualificati.
Reddito perché affinché il sapere divenga bene comune (ovvero costruzione sociale e ricaduta sociale) dobbiamo rovesciare i nostri destini di precarietà.
Per questa e per molte altre ragioni l’onda anomala di Venezia, avvicinandosi allo sciopero sociale del 12 dicembre, indice un’iniziativa che ponga l’accento sulla necessità di un libero accesso alla cultura.
Venerdì 28 novembre visiteremo gratuitamente la mostra “Italics” di Palazzo Grassi (passato dalle mani della FIAT a quelle del magnate del lusso Pinault), luogo simbolico di una tendenza globale che si evidenzia anche a Venezia, dove, la cosiddetta Cultura con la C maiuscola, diviene, anche nelle sue varianti contemporanee, un terreno di investimento immediatamente produttivo su cui si dispiega una mole impressionante di lavoro precario e dequalificato, sia cognitivo che materiale, sia indigeno che migrante. Noi, come universitari, ricercatori e precari a vario titolo, siamo certamente parte di questo sistema cittadino che punta il suo rilancio sulla cultura e sulla conoscenza e chiederemo, con questa iniziativa, che il nostro ruolo produttivo venga adeguatamente retribuito. Ma non solo, non ci basta.
Quest’onda, oltre a pretendere il ritiro delle misure del governo in tema di formazione, ha già dimostrato di voler cambiare radicalmente lo status quo dell’università e di vedere nell’autoformazione uno strumento privilegiato nel processo di trasformazione della didattica e della ricerca in pratiche di cooperazione sociale, di autonomia e di indipendenza.
Così, la nostra visita stravolgerà per una giornata la vita di Palazzo Grassi attraverso un breve ciclo di autoformazione, ovvero tre lezioni (tenute da altrettanti docenti) di tema sociologico, storico ed artistico.
Perché il termine cultura non significa nulla fuori dalle vite di chi la coltiva, la ama e la produce.
E se guardi fuori, vedrai quelle vite fare surf sull’onda anomala.