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E' ufficiale: le elezioni RSU non ci sono

by c.a. — last modified 2010-01-10 18:44

La catena di comando del Governo si aspetta solo una risposta: signorsì, signore. Quelli che hanno voluto l'annullamento si rimpallano le responsabilità. Si prefigura un nuovo modello di sindacato. Anzi vecchio

Adesso è ufficiale: le elezioni delle RSU della scuola non ci son più. Sono rinviate di un anno.

Oppure di tre anni. Oppure sine die. Dipende dalle voci che girano, del doman non v'è certezza.

Come siamo arrivati a questo punto, potete leggerlo qui: http://www.forumscuole.it/senago/commenti/quer-pasticciaccio-brutto.

Ma proviamo a ricostruire gli ultimi atti di questa simpatica commediola.

Di fronte alla comprovata voglia di Cisl, Uil, Snals, Gilda di rinviare le elezioni per il rinnovo delle RSU della scuola, il Ministero della Pubblica Amministrazione invia una comunicazione all'ARAN (Agenzia per la rappresentanza negoziale del Governo) ed al MIUR. Con piglio militaresco dice: c'è la legge Brunetta, adeguatevi. E la legge Brunetta rinvia le elezioni. Ma è il 4 novembre e le disposizioni di Brunetta entreranno in vigore solo il 15.

Allora il MIUR scrive a tutti i Direttori Regionali, facendo un po' il riassunto delle puntate precedenti e dicendo ai grandi capi regionali: adeguatevi. Signorsì, signore. E' il 9 novembre.

Così l'11 novembre i Direttori Regionali scrivono ai Dirigenti Scolastici ripetendo la stessa cosa, con lo stesso ordine: adeguatevi. Signorsì, signore.

Ora, negli Istituti Scolastici molte liste sono già state presentate. Dalla Cgil certamente, ma in molti casi anche dalla Cisl. Strano, ma vero.

Ai Dirigenti Scolastici tocca il "lavoro sporco": comunicare ai presentatori di lista che le elezioni non ci sono più, anche se la procedura elettorale è già stata avviate. Fine della storia. O quasi.

Il senso della storia è, banalmente, questo: qualcuno vuole azzerare le RSU, quelle elette dai lavoratori di ogni singolo Istituto Scolastico. Questo "qualcuno" vuole dare il tempo al legislatore di concludere l'iter della legge che determina l'annullamento delle RSU "di base" per sostituirle con nuove RSU provinciali che avranno poco da trattare e che saranno lontanissime dai lavoratori.

Questa è la riforma delle relazioni sindacali che è in cantiere: una legiferazione massiva che copre, per decreto, tutte le zone della contrattazione. Così la contrattazione diventa inutile. Non desta nemmeno più scalpore il fatto che, mentre tutte le forze politiche parlamentari cianciano di libertà e liberismo, di libera iniziativa, di Stato non invasivo, di deregulation, invece nel settore della pubblica amministrazione la tendenza sia esattamente opposta: inquadramento dei dipendenti ope legis. Questo è il futuro degli insegnanti. Il fantasma di Valentina Aprea, con la sua riforma della scuola, si fa sempre più vicino; gli insegnanti saranno inquadrati in una corporazione, ed indovinate un po' chi detterà le regole alla corporazione?

Indovinato.

Ma corporazione non vi fa venire in mente nulla? L'azzeramento dell'idea di contratto e di sindacato neanche? Suvvia, un po' di fantasia. O di memoria.

In questa dittatura del Governo, la contrattazione e le materie contrattuali sono ridotte al minimo possibile; il potere della pubblica amministrazione, al massimo.

Le "nuove" RSU provinciali neutralizzate (in realtà le RSU provinciali c'erano già nove anni fa, solo che pochi le avevano elette e nessuno le aveva notate) saranno lontane dai lavoratori. Lontane da tutti i punti di vista. Il modello di sindacato che prefigura uno scenario del genere è quello di un apparato che contratterà -poco- con lo Stato riducendo al minimo la possibilità di adattare le regole su cui pattuire un accordo tra le parti alle singole situazioni locali .

Sarà un sindacato in cui i delegati eletti non conoscono gli elettori e viceversa. Gli eletti saranno pochi ed apparterranno alle alte sfere sindacali. Con le RSU attuali non è così. Non era così.

E tutto questo avviene per decreto. A chi vive nella scuola non è stato chiesto il parere. Come al solito.

Ma come siamo arrivati a questo punto? Quali sono le responsabilità? Questa è la sola parte divertente della storia. La catena di comando sembra partire da Brunetta. Il Miur viene coinivolto solo come destinatario di notifiche. Questo non stupisce, faceva così anche Tremonti; questo la dice lunga sullo spessore e la rilevanza dei massimi vertici del Dicastero. D'altra parte, come sarebbe possibile pensare che Gelmini conti qualcosa?

Eppure non sembra che Brunetta sia il solo responsabile: pare che ci sia, ci sia stato, un po' il gioco del tirare il sasso e nascondere la mano. Cisl, Uil, Snals, Gilda ne sanno qualcosa, ma tra tutti i soggetti coinvolti c'è un teatrino di rimpallo delle responsabilità.

Andreotti diceva: a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina. Ecco, molti hanno avuto l'impressione che siano esistite trattative "sottobanco" tra quei sindacati e Brunetta. La Gelmini, pare che non se la sia filata nessuno (e, ancora: ciò non stupisce), nemmeno per sapere che cosa pensasse della materia.

Se queste trattative segrete ci siano state, nessuno può dirlo, molti lo pensano. Ma che i congiurati tutti poi si sbraccino per additarsi l'un l'altro è un po' ridicolo.

Un po' anche deprimente.