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Up one levelNotizie dalla rete
- In alternativa alle prove Invalsi Bancali frazione di Sassari, 2011-10-01 - submitted by Gigliola Rosa Catuogno — 0 comment(s)
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Un gruppo di padri e madri dei bambini delle elementari di Bancali, a Sassari, si sono opposti a una serie di metodologie."Contestiamo la schedatura dei genitori che indaga sulla condizione sociale", hanno detto innanzitutto. Per aggiungere, dopo aver rilevato mancate informazioni da parte della scuola, che i test, così come proposti, sono standardizzati e privi di fondamento perchè non tengono conto della situazione di partenza dei singoli"
"Sull'esempio di Bancali, invece a La Caletta sono stati i genitori a non far entrare i figli a scuola".
Aggiungo che, in alternativa ai test abbiamo organizzato per i bambini attività come animazione alla lettura, caccia al tesoro, visita al vivaio, serra, azienda agricola e nuraghe.
L'11 e 12 maggio saranno per i nostri bambini giornate indimenticabili!
COMUNICATO STAMPA
Siamo una parte dei genitori dei bambini della scuola primaria di Bancali, i nostri figli si accingono ad affrontare le prove Invalsi per il primo anno e sentiamo l’esigenza di esprimere tutta la nostra disapprovazione nei confronti di questo istituto.
Dopo innumerevoli incontri attraverso i quali ci siamo confrontati, siamo giunti ad una conclusione unanime:
- contestiamo la schedatura genitori che indaga sulla condizione sociale ed economica e grado d’istruzione della famiglia di appartenenza di ciascun bambino;
- giudichiamo moralmente indegno il questionario che compileranno i bambini delle classi 5a in sede di prova Invalsi, che accerta le “abitudini” dei nuclei familiari e le attitudini dei nostri figli senza il minimo coinvolgimento di noi genitori ignari dell’esito di ciascuna domanda;
- consideriamo una grave negligenza da parte dell’istituzione scolastica non averci messo a conoscenza dell’informativa ex art.13 D.Lgs. n.196/2003 (autorizzazione al trattamento dei dati personali) ciò avrebbe significato per noi essere parte integrante della medesima istituzione, essere altresì coinvolti nella vita scolastica dei nostri bambini. D’altronde cosa attenderci se per primo il Collegio Docenti è stato delegittimato, unico organo competente a deliberare in merito alle prove Invalsi (ai sensi dell’art.7 D.Lgs. n.297 del 1994 );
- tanti fra pedagoghi, insegnanti e anche noi genitori avveduti e consapevoli riteniamo i test standardizzati privi di alcun fondamento perché non tengono conto delle condizioni di partenza di ciascun piccolo individuo, delle abilità acquisite durante un percorso scolastico, delle capacità di elaborare un proprio pensiero critico, attraverso dedizione, studio, passione e partecipazione il tutto fondamentale nella costruzione della personalità di ciascuno;
- si vuole smantellare il sistema scolastico pubblico è chiaro a tutti, dichiarare che ci sono scuole da finanziare e altre da lasciare nel totale degrado, insegnanti da premiare e altri che lavorano nel disagio e abbandono che vanno puniti ulteriormente, ma è subdolo farlo strumentalizzando gli scolari, anello più debole della catena.
Fate le opportune premesse, noi genitori siamo decisamente convinti che nelle giornate 11-12-13 maggio c.m. si possa e si debba fare normale attività didattica, così come da nostra richiesta inviata alla Dirigente Scolastica del 1° circolo di Sassari in data 5 maggio c.a., giusta alternativa ai test standardizzati.
Non avendo avuto, ad oggi in merito nessun riscontro, ci vediamo costretti, nostro malgrado, a fare con i nostri bambini attività più costruttive, rispetto alle prove Invalsi, finalizzate al rispetto, all’apprendimento e alla comprensione.
- mobilitazione permanente Milano, 2011-03-02 - submitted by rossana currà — 0 comment(s)
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ore 18, tutti i giorni, Milano, piazza Duomo. Incontriamoci per esigere le dimissioni di Berlusconi e del governo.
Siamo un comitato informale di liberi cittadini profondamente indignati per l'attuale situazione politica italiana. Siamo affranti per la mancanza di anticorpi che pare caratterizzare istituzioni e società civile di fronte all'indegno spettacolo di un premier indagato per reati gravissimi che si permette di insultare, screditare, aggredire uno dei tre poteri sui quali si fonda la nostra democrazia (quello giudiziario), oltre a usare per i suoi scopi quello legislativo. E non contento insulta in modo becero anche la scuola pubblica, invece di sostenerla e difenderla adeguatamente come ci si aspetterebbe. Com'è possibile che tutto questo non comporti una reazione netta, forte, insindacabile?
Per noi la misura è colma. Noi ci dichiariamo in mobilitazione permanente. Esigiamo immediate dimissioni di questo premier e di questo governo.
Da domani, ogni singolo giorno, ci incontreremo informalmente alle ore 18 in piazza Duomo a Milano, ciascuno di noi avrà un semplice foglietto con scritto dimissioni, e con questo addosso passeggeremo per la placida piazza del centro città. Inizieremo in pochi, ma contiamo di essere infine tanti, di contagiare i cittadini che si sentono indignati ma impotenti: non lo siamo, noi cittadini abbiamo dalla nostra la forza della ragione e della dignità.
Vi invitiamo ad unirvi a noi.
Moto spontaneo d'indignazione
- Il bavaglio alla scuola Bologna, 2011-01-03 - submitted by monica fontanelli — 0 comment(s) —
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Guardate il video "il bavaglio alla scuola" e, se ne condividete il contenuto, fatelo girare. Grazie
http://www.youtube.com/watch?v=7ZIcBC5K4Yoo
Il bavaglio alla scuola
- Cchiù lima pi tutti! milano, 2010-10-21 - submitted by Mario Piemontese — 0 comment(s) —
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Altro che scuola, ragazzi da domani si impara a tirar di lima!
All'urlo di "CChiù lima pi tutti! ieri la Camera dei Deputati ha abbassato di fatto l'obbligo di istruzione da 16 a 15, 14, ... anni.
Con l'approvazione definitiva del cosiddetto "Collegato lavoro" l'obbligo di istruzione potrà essere assolto anche nei percorsi di apprendistato (Art. 48, comma 8).
Altro che scuola, ragazzi da domani si impara a tirar di lima! - RAEEporter - il tuo click per l'ambiente TUTTA ITALIA, 2010-10-21 - submitted by Eisa Porcelluzzi — 0 comment(s)
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Hai visto un frigorifero abbandonato in strada? C’è una lavatrice sul marciapiede?
Fotografali!
E’ partita il 6 ottobre RAEEporter, la campagna di sensibilizzazione sull'importanza del corretto riciclo dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) promossa da Ecodom in collaborazione con Legambiente.
Partecipare è semplice: fotografa i RAEE (frigoriferi, lavatrici, tv …) abbandonati, registrati al sito www.raeeporter.it e carica il tuo scatto. Ecodom si occuperà di inviare la tua segnalazione all’ente competente, affinché intervenga al recupero del RAEE.
Per tutti i partecipanti in omaggio un simpatico gadget: non è una gara a premi ma una "missione" per fotoreporter sensibili alla tutela dell'ambiente.
Registrati e invia il tuo scatto! - Noi che il panino lo riempiamo proprio con la cultura. milano, 2010-10-15 - submitted by le lavoratrici e i lavoratori del Trebbo — 0 comment(s) —
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vi inviamo questa lettera rivolta al ministro Tremonti che intendiamo rendere pubblica attraverso la stampa. Se ne condividete il contenuto vi preghiamo di mandare a Comunicazione@trebbo.it la vostra adesione con vostro nome e professione.
Gentile Ministro Tremonti,
leggiamo, riportata sui giornali di qualche giorno fa, una sua battuta a chi le chiedeva conto dell’investimento pressoché nullo che questo governo opera nella cultura. Più o meno suonava così: «Domattina ci metto la cultura nel panino e mi mangio quella».
Naturalmente poco dopo ha precisato che si trattava solo di una battuta.
Volendo essere bonari, potremmo dire “Bertoldo scherzando si confessava”, citando l’espressione cara ai nostri nonni per indicare l’infantile strategia di rivelare un pensiero imbarazzante buttandola sul ridere.
Ma c’è poco da stare buoni di questi tempi e la brutta abitudine di fare battutacce come questa (o come quelle del premier sugli ebrei o sulla Bindi), salvo poi ritrattare, altro non è che segno di vigliacca ipocrisia, in un continuo gioco al rimpiattino dove svelate ciò che pensate veramente - e che populisticamente sperate piaccia ai vostri elettori – e poi smentite perché sapete di stare uscendo da quella correttezza e decenza pubblica che invece il vostro ruolo formalmente vi imporrebbe.
E’ comunque un bene che lei ci abbia finemente (...) rivelato che posto ricopre la cultura nella gerarchia dei suoi valori governativi (e probabilmente anche personali), perché almeno ci confrontiamo in campo aperto.
Ecco allora come la pensiamo noi, molto diversamente da lei.
La cultura è quella cosa che evita che ci prendiamo a schiaffi ogni volta che non siamo d'accordo, che fa si che la maggioranza degli uomini non uccida o violenti le donne pensandole oggetti, che i genitori non gonfino i figli pensandoli loro proprietà, che ci fa raccogliere denari per le genti vicine o lontanissime nella consapevolezza che peniamo tutti uguali su questo mondo, che non ci fa nascondere i disabili nel pozzo, che ci fa sperare la pace e ripudiare la guerra giusta, che spiega al lavoratore che non è uno schiavo, al povero che non è un ladro, al cittadino che non è solo un consumatore e altre cosucce di questo genere.
E la cultura la fanno giornalisti, scenografi e giornalai, poeti, assistenti sociali ed editori, attori, scrittori, registi e archeologi, e maestri e scultori e tipografi e presidi, musicisti e redattori, danzatori, educatori e restauratori e conservatori museali e mille figure tecniche senza cui nulla prenderebbe forma. Tutta gente che il proprio panino – Ministro – lo riempie molto meno di lei, ma proprio con la cultura.
Quella che si condivide in libri, riviste, concerti, spettacoli, film, animazioni, mostre e soprattutto (soprattutto) attraverso la SCUOLA.
Tutta roba che lei e i suoi colleghi – da Bondi e Gelmini in su – avvilite nel passo quotidiano e nell’orizzonte privandoli di valore moralmente e materialmente e divulgano l’idea che non possiedano nessuna rilevanza politica, sociale, economica e, ovviamente, culturale.
Quando chiunque abbia a cuore libertà e responsabilità del nostro popolo (tutti vocaboli di cui ci si riempie la bocca solo retoricamente per cercare di imbonire le menti) sa che si tratta di un bene non solo prezioso, ma indispensabile.
Quando chiunque si rende anche conto che solo un’educazione ricca di idee e di mezzi metterà i nostri bambini e ragazzi nelle condizioni di essere lavoratori capaci e cittadini attivi nel mondo di domani (ma forse questo fa paura).
Per non parlare dei danari che l’Italia attrarrebbe da tutto il mondo se veramente valorizzasse uno dei più ricchi patrimoni culturali e turistici del pianeta.
La cultura – Ministro - è “L’ANIMA” di un Paese.
Immaginiamo che anche questa parola pesi poco nel suo mondo così simile a un grande porcellino provvisto di fessura sulla schiena.
Pazienza. L’Italia si doterà presto di persone migliori.
Ah! Vorremmo anche ricordare una cosa al ministro Bondi, che pensa di tutelare la sua dignità ministeriale affermando di non essersi presentato al Consiglio dei Ministri che ratificava l’assenza di fondi per il suo dicastero, con queste parole: «Non voglio andare a mendicare». I soldi per i quali avrebbe dovuto presentarsi ginocchioni non erano suoi, ma del comparto economico che presiede e che abbiamo sommariamente elencato poco sopra. E che chi non potrà godere dei fondi non sarà lui ma le migliaia di operatori – e relative famiglie - di questo settore.
Chissà che fatica gli sarà costata rinunciare a quei denari di cui lui non ha bisogno ma noi sì!
Tuteli allora la sua dignità mortificata, lasciando il posto a qualcuno più capace di lui di rappresentare l’anima di questo Paese...
Milano 15 ottobre 2010
le lavoratrici e i lavoratori del Trebbo - E’ una cosa seria? Italia, 2010-05-11 - submitted by Claudia Fanti — 0 comment(s) —
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Prove Invalsi italiano
Carissimi colleghe e colleghi,
“mi scuso” dice la maestra, vera, in carne d’ossa, non certamente virtuale, una di quelle che sono passate dalla maestra unica, al team, ai moduli stellari, al tempo pieno modula rizzato con 50 alunni, al tempo pieno normale, una di quelle che non hanno mai lasciato indietro nessuno/a, né bambino/a né famiglie, costantemente aggiornata sia sul piano delle discipline sia su quello della conduzione della classe e sulla relazione, rigorosamente laureata, “mi scuso se ho tradito la fiducia di qualcuno di quelli che sanno che solitamente se ho un’idea la applico, ma siccome é meglio vedere con i propri occhi, ho voluto verificare ciò che ho sostenuto da tempi immemorabili: anche io, con i miei alunni di classe seconda (seconda classe?), ho partecipato alle prove Invalsi di italiano come classe campione. Io, maestra della classe, fuori dall’aula predisposta per la somministrazione, l’osservatrice esterna e una maestra somministratrice incaricata dalla scuola.
Ebbene sì, non mi sono opposta, ho seguito rigorosamente il protocollo così come lo hanno seguito le altre due!
Perché io?
Eh sì, per toccare con mano, per verificare se sono io la solita polemica a sostenere che questi test sono inattendibili per qualsiasi serio obiettivo: sia esso un rilevare informazioni (quali?), sia esso un misurare una fettina, se pur minima di apprendimenti/insegnamenti, oppure se sono i test a essere una pazzia, che si fa sempre più collettiva, che gratifica soltanto una parte del mondo adulto, quella parte che non si accorge di quanto sia delicato e costante il tema della valutazione per ogni insegnante, per ogni scuola che in punta di piedi cerca di tarare attività e contenuti delle discipline in modo articolato, calibrato sulle possibilità e sulle competenze pregresse degli studenti.La cronaca
Dopo aver ampiamente rasserenato le alunne e gli alunni i giorni precedenti, oggi, 6 maggio 2010, alle 9.30, tutti insieme ci siamo recati in un'altra aula, banchi separati, nessuno copi, nessuno parli...Così è stato. Tempi rigorosamente a norma: 2 minuti altrettanto rigorosamente cronometrati per la prova di lettura (40 parole, distribuite in 4 facciate).
E poi via con la prova di comprensione di un testo (caratteri della dimensione standard per adulti, illustrazioni zero (si sa, facilitano, non sia mai!), lunghezza: una facciata formato A4, interlinea minima), successivi relativi 16 item belli tosti, a risposta chiusa, e ancora via con quella del cloze e, per finire, con la seconda parte, quella del riordino dei sintagmi di alcune frasi, per complessivi 35 minuti obbligati .Quadretti
La bimba cinese, che appena parla italiano, armata di penna rigorosamente non cancellabile come tutti; la bambina rumena che rifiutava fin dalla materna di parlare la nostra lingua, ma che negli ultimi mesi si era sbloccata, ora rinchiusa in se stessa, il volto bellissimo, serio e preoccupato; il suo compagno, stessa nazionalità, biondissimo, rosso e teso come una corda di violino; alcuni bimbi albanesi, i cui padri e madri continuano a dirmi di essere preoccupati perché non parlano l'italiano a casa; la bimba tunisina estremamente concentrata, senza un sorriso ad animare il suo faccino di madonna fiorentina; gli anticipatari, che hanno solitamente bisogno della loro maestra che li rassicuri; il bambino elettrizzato come sempre, inginocchiato sulla sedia, eccitato, a richiamare l'attenzione appena aperto il fascicolo al momento stabilito con il suo borbottare: "ma quanto è lungo questo testo qua!!!" oppure, alla fine, rinunciatario: "ma quell' esercizio (il cloze) io non posso farlo, non ci riesco, a rileggere il testo mi ci vorrà troppo tempo!".
Infine quelli che leggono come un adulto, con espressione, quelli che da mesi non hanno mai sbagliato una risposta di comprensione della lettura…essi, tesi, concentratissimi, troppo concentrati, fino al punto di dirmi, dopo, al rientro nell’aula angusta che fatica a tenerli tutti e 26: "ma maestra ero preoccupata/o del tempo che passava, della lunghezza di tutte quelle pagine che mi aspettavano! Ho fatto in fretta… errori strani, ma ora tornerei indietro perché so dove e come ho sbagliato!"Comincia la prova
La mia bimba cinese alza il braccio e chiede alla somministratrice: "cosa essere quello, cosa essere questo, cosa voler dire quell'altro", mortificata da un sistema che di nobile mi sembra aver ben poco soprattutto verso chi, come lei, è tanto curiosa di imparare la lingua italiana così misteriosa e diversa dalla sua...Esco
Io mi controllo, sto fuori dall'aula per quasi tutto il periodo della prova, ma poi rientro per una comunicazione, butto l'occhio e mi accorgo che alcuni stanno sudando; altri stanno leggendo un libro per non disturbare chi è ancora indietro; altri spremono le meningi su domande che in classe per loro sarebbero state una vera stupidaggine…sono stressati come succede agli adulti durante una prova di Stato. L'osservatrice affabilmente dice: "ma quanto sono disciplinati, buoni..."Non sa che per me è quasi una tortura vederli così diversi dagli altri giorni, quando insieme, nel cicaleccio naturale per chi scambia pareri e considerazioni, raggiungono vette sorprendenti per la loro età di riflessione sui testi di prosa, su quelli poetici, oppure quando affrontiamo la riflessione ortografica, logica e grammaticale sulla lingua giocando coi sintagmi, con le parti del discorso, ricercando, agendo, confrontandoci sui perché e i percome, ma nessuno può sapere, così come non lo sa l'Invalsi, quanto sia costato in strategie non far piangere i bambini stranieri, sostenerli in un percorso appena iniziato di conquista dell'autostima, delle parole sconosciute...giorni, mesi, oppure due anni di lavoro gomito a gomito con loro, con tutte le ristrettezze sia di risorse sia di spazi sia di tempo; verifico sempre con maggiore scoramento quanti illustri eminenti esperti non desiderino conoscere, valutare cosa siano bambine e bambini in un apprendimento che va dal nulla per giungere gradualmente a quella capacità di cominciare a decodificare, di entusiasmarsi per i propri successi, del dire sono bravo, mi impegno, ce la faccio con i miei tempi e sono fiero di me perché non mollo...
E sono proprio il rigore e la serietà, a cui sono stati abituati, a farli riflettere, a far loro sforare i tempi troppo stretti per una prova tanto lunga e complessa.Siamo seri, molto seri
…
Invalsi non ti conosco, non so chi abbia strutturato le prove, preparato le domande... so che io non sono una maestra di primo pelo, so che io non parlo per buonismo (ché invece sono un po' carogna nelle pretese di rigore e sistematicità)...So per prova, ora provata, che fai di tutto per mettere in imbarazzo bambine e bambini nonostante Tu dica di dire ai bambini nei vari consigli per l’uso: "state tranquilli": ma la gente seria prende le cose sul serio, purtroppo, e i bambini preparati sono estremamente seri quando lavorano, quando vengono messe alla prova le loro abilità individuali. Paradossalmente i più impegnati sbagliano per eccesso di concentrazione e timore del livello della propria “performance”! I più disinvolti, pochi, procedono senza batter ciglio e non si accorgono neppure di aver sbagliato uscendo dalle prove gagliardi!
I bambini e le bambine sono esseri intelligenti in grado di emozionarsi, confondersi, capire il contesto, anche se noi ipocritamente li blandiamo, li depistiamo con moine e paroline fatte! E, udite udite, quando si rendono conto di non essere capaci di “correre” e far bene contemporaneamente ci rimangono malissimo: in aula, dopo la prova, piangono e vanno rincuorati per decine di minuti....
Chi ha responsabilità da vendere nel costruire situazioni culturalmente e didatticamente“imbarazzanti” per qualcuno?
Io so che da domani saremo di nuovo pronti a imparare, ad apprendere, perché non ci ricorderemo di tutto questo, tuttavia ci è stato sottratto tempo prezioso, fossero anche stati due minuti, per colmare lacune e andare avanti per la strada del sapere senza limiti e confini di tempo, senza confini di dialogo, errori da indagare…Chi ha la responsabilità di aver mortificato i bambini e le bambine più insicuri, di averli fatti arrossire per non essere stati veloci come razzi, per essersi dovuti inutilmente emozionare?
....un bimbo rumeno a testa bassa mi ha confidato: “mi sono emozionato, ero confuso, non conoscevo il significato di tante parole. Gli ho risposto: “tranquillo, anche i grandi si sentono male quando non amano ciò che leggono, quando devono tornare indietro più volte, quando le parole diventano nemiche”. Ho usato anche i gesti e la mia faccia espressiva di maestra per aiutarlo comprendere. Io, grazie al cielo, non sono l’Invalsi.
Si ha un bel dire “rasserenate, tranquillizzate”, la verità è sotto gli occhi di chi sa guardare, di chi, senza superficialità, scruta gli sguardi delle bambine e dei bambini, di chi li vuol conoscere e capire lo spirito con il quale affrontano le difficoltà: gli studenti apprendono se motivati a porsi domande, a condividere risposte, ad affrontare gli errori per scoprire che rivelano sempre ragionamenti di qualche valore. E, udite udite, i migliori apprendimenti, quelli che durano, si fanno, e lo dico per prova provata, quando non si danno voti, quando si parla insieme, quando si fa metacognizione, quando si lavora scambiando opinioni coi compagni e le compagne: la valutazione di un sistema tanto delicato deve essere lasciata nelle mani e nelle menti di docenti e dirigenti sensibili, colti, aggiornati sui tempi e sulle modalità degli apprendimenti.La parola ai bambini e alle bambine
Ora darò la parola (dono della mia classe a tutti coloro che vorranno indagare e andare a fondo dei pensieri infantili dinanzi ai testi), come sempre faccio per capire i bambini e le bambine, giustamente a loro: stranieri, italiani senza problemi o con qualche problema da affrontare, che ragionano sul proprio operato durante questa esperienza.
Ovviamente ho lasciata intatta l’espressione linguistica infantile e non ho rivelato né la nazionalità, né il grado di conoscenza della lingua, ma so che mi rivolgo a persone in grado di comprendere molto di più di ciò che le parole affermano. Mi auguro che il lavoro seguente di valutazione e comprensione, che è sempre di estrema pazienza sia per me sia per i bambini e le bambine, possa essere utile ad analisi competenti di docenti, esperti, ispettori e via dicendo…Aggiunta contro la faciloneria
Vorrei aggiungere che qualche genitore (non dei miei) nel web ha affermato che il figlio è tornato a casa dalle prove soddisfatto e sicuro di aver fatto tutto bene e che perciò le prove non sono altro che un esercizio di comprensione del testo fattibile e utile in seconda elementare…Ebbene rispondo che infatti ogni giorno si fa comprensione di testi e valutazione in svariati ambiti e che non si criticano verifiche e valutazioni, bensì non si condividono la metodologia, le regole di somministrazione, la spesa, l’inutilità sul piano della resa e degli obiettivi più o meno dichiarati. Se anche la mia classe fosse la “vincitrice” come ha detto un mio alunno, e non lo so perché non ho corretto io le prove e mi sono rifatta unicamente all’ascolto della metacognizione e della percezione dei miei alunni, non sposterei di una virgola il mio giudizio che è indipendente dai risultati e dal rigore della correzione (mi risulta, ad esempio, che alcuni insegnanti “correttori”, nel cloze, hanno valutato come positive espressioni sinonimiche, altri no e già ciò dovrebbe far riflettere gli esperti!) delle prove.
Se si spendono i soldi di noi cittadini e cittadine bisogna essere molto seri, altrimenti meglio sarebbe non esporsi al ridicolo o al “va’ là, cosa vuoi che sia una prova così, facciamola e chi si è visto si è visto!” dei soliti qualunquisti!”1D: sentivo che le prove erano difficili prima di aprire il fascicolo, nella lettura delle 40 parole avevo paura di non capire il significato, ho provato a leggerle, poi mi sono sembrate facili. A leggere il testo del moscerino mi sentivo molto male, mi sembravano troppe righe, era scritto troppo in piccolo. Ho dovuto rileggerlo tre volte per rispondere alle domande. Nella A9 ho avuto difficoltà perché credevo che le formiche erano stanche per aver spinto le provviste, ma poi ho scritto NO vicino e ho corretto, nell’A11 ho risposto “perché non l’hanno visto prima” Io avrei fatto così se non conosco una persona, poi mi sono corretto anche in questa, ho avuto difficoltà con la A14, sul tempo, poi ho risposto bene. Nella A16 ho risposto che il moscerino è forte perché l’avevo letto nel titolo, io avrei scritto “capisce cosa è il sasso”, ma poi ho detto va’ là che c’è scritto nel titolo che è forte! Ho sbagliato una parola nei puntini: Ho scritto “ma la prossima volta mettiti a mangiare più in là” invece era “a dormire”, ero stanco di rileggere e rileggere perché era già la seconda parte!
A casa alla mamma ho detto che avevo fatto alcuni errori e le ho detto che sono stato bravo, che i miei compagni erano tutti concentrati. Lei mi ha chiesto se mi ero sentito bene, le ho detto che avevo un po’ paura, ma le signore erano state buone. Le ho detto che avevo poco tempo per fare tutto. Mi sentivo molto stanco, ho avuto mal di testa.
2G: ero spaventata perché ho paura che sbaglio, ho paura che non riesco a farlo, perché non capisco le parole. Tremavo. Ma poi ho detto pagine poche io so fare e poi leggere paroline ho fatto la metà quella della seconda qualche domanda non la capisco, tipo” indica quella caratteristica”, questo non lo capisco…sono arrivata alla A14, tempo scaduto!
Ho detto alla mamma che non l’ho finito, poi che qualche domanda non riesco capire, no triste solo paura, un po’ la signora mi ha aiutato in qualche parola, ma era troppo lungo lavoro…le 40 parole sono difficilissimo.
3F: io nelle prove Invalsi mi sono sentito bene perché pensavo che avrei fatto più errori, poi pensavo che erano più difficili e mi sentivo preparato con fiducia, però le 40 parole non sono riuscito a farle tutte perché ero troppo concentrato a non sbagliare quindi le rileggevo spesso per correggermi, quindi ho perso tempo. Nell’esercizio dei buchi (cloze) ero stato a pensare perché non avevo capito bene la consegna, ma poi ho fatto bene le prime due parole invece le ultime tre ho scritto ciò che pensavo io per completare le frasi. Il resto, le frasi da mettere in ordine tutte bene.
Alla mamma ho detto che avevo fatto 4 errori, che mi ero sentito bene. Lei mi ha chiesto se erano andate bene e che era contenta di me. Sapeva già che avevo solo 35 minuti, le sembrava un tempo corto. Mio fratello che fa la quinta ha detto che erano difficili le sue, e che non le aveva finite, poi è venuto un suo amico a casa e non mi ha detto più niente, ma era un po’ preoccupato!
4E: pensavo alla mamma, temevo di sbagliare e che lei non sia contenta, avrei voluto che la mamma fosse vicina a me quando ho visto quelle signore che non conoscevo. Poi mi è venuta un po’ di impressione, ma le 40 parole di lettura erano facili, ma non sono riuscito a farle tutte, 2 minuti mi sono sembrati proprio pochi. La A3 l’ho sbagliata, ho fatto la crocetta su “lavorava più di tutte” perché se portava il carico più pesante, lavorava più di tutte!, invece la risposta era “spingeva il carico più pesante”. Nella A6 non avevo capito le parole della domanda, tentativo, allora ho risposto “cerca di sollevare la pietra”, perché fa anche questo nel racconto, ma prima “cerca un passaggio”, ecco il primo tentativo! Nella A7 ho risposto “hanno lavorato senza mai fermarsi perché ho capito che hanno provato a spostare la pietra senza mai fermarsi! Io non avevo capito avevano fatto tutti gli sforzi possibili che era la risposta giusta! Ma non sapevo cosa voleva dire.
Poi non ho capito subito cosa dovevo fare nei puntini, allora ho fatto l’ultimo esercizio delle frasi tutto bene, ma dopo quando volevo provare a riempire i puntini, il tempo era scaduto.
Ho pensato un’altra volta sarò più bravo.
A casa con la mamma ho detto che ho fatto degli errori perché non avevo capito certe parole in italiano, che era tutto difficile e lei ha detto che ho ragione perché la maestra le parole che non capisco in italiano me le spiega, mi aiuta.
5L: avevo un po’ di paura di sbagliare soprattutto dove abbiamo fatto le crocette perché non capivo le parole “l’ingresso era ostruito”, ma ce l’ho fatta a rispondere giusto, però ci ho messo molto, mi sono accorta che perdevo il tempo, allora ho sbagliato quella del “non ha” nella A5, l’ho fatta in fretta, ma poi mi sono accorta che ho sbagliato molto dopo, lì guardavo se era bene, però non la capivo. In quella A6 ho fatto la crocetta in “cerca di sollevare la pietra” perché non capivo proprio cosa vuol dire tentativo in italiano e poi cercavano di sollevarla no? Nella A7 ho messo “le formiche hanno lavorato senza mai fermarsi”, perché ho capito come Ervin! Poi ho sbagliato la A10 perché ho detto alzano la testa per vedere “quanto è alta la pietra” per vedere se copre proprio tutto il buco!, nella A11 ho messo la crocetta nel “perché non si fidano di lui” perché io non mi fido di chi non conosco!” Nella A13 ho messo “scherzoso” perché credevo che ride nel parlare con le formiche. Mi vien da ridere: nella A14 ho fatto la crocetta su “di notte”, perché avevano lavorato tutto il giorno…invece era “verso sera”, vero? Non le ho finite le risposte perché non avevo più tempo di leggere e rileggere il testo quando non ero sicura tornavo indietro.
Con il babbo mi ha detto che in italiano forse non sono stata attenta, ma io gli ho detto che alle prove della matematica fai più meglio.
Io però col fatto che non avevo finito la prova mi sentivo un po’ male. Nel testo non c’erano parole italiane difficili, ma nelle domande sì, molto per me.
6R: quando sono arrivato ero molto emozionato perché c’erano della persone che non conoscevo, però dopo un po’ mi sono tranquillizzato e ho capito che non dovevo spaventarmi. Quando ho aperto il fascicolo dopo che mi hanno spiegato la prova delle 40 parole di lettura mi è sembrata molto facile anche se ero quasi alla fine ed è scaduto il tempo.
L’altra prova era un pochino più difficile ma ce la facevo.
Ho fatto un errore: ho sbagliato la A4 e ho messo la crocetta su “era nascosto” perché la pietra secondo me nascondeva il buco dell’entrata. Nell’esercizio dei puntini ho scritto “la chiocciola non le ringraziò” perché non avevo letto bene le consegne!
Con i miei genitori ho detto che le prove erano divertenti, che ho fatto solo 2 errori e loro mi hanno detto che erano molto contenti, mi hanno chiesto quanto erano durate le prove ed erano molto stupiti del tempo corto che ci hanno dato.
7G: nell’aula delle prove ero un po’ eccitato, credevo che le prove fossero difficili anche se tu maestra avevi detto il contrario, dopo mi sono reso conto che erano facilissime. Quando mi sono messo al lavoro ho capito che dovevo solo fare una crocetta nei simboli giusti. Ho sbagliato la A3 perché ho pensato che essendo la più forte non riceveva l’aiuto delle altre così ho messo la crocetta in “portava il suo carico da sola”, ho sbagliato la A10 perché ho messo la crocetta su “vogliono vedere il moscerino”, perché si trattava di un moscerino, ma se avessi avuto più tempo, l’avrei corretta, ho sbagliato la A12, perché ho crocettato “una pietra” perché le formiche la credevano una pietra all’inizio.
Con la mamma ho detto che avevo fatto 3 errori, ma le ho anche detto che non erano molto difficili, ci ho impiegato 30 minuti. La mamma ha detto che sono stato molto bravo, quasi non ci credeva, perché se avevo finito in 30 minuti, ormai sveniva.
8L: quando sono arrivato là ho pensato che le prove sarebbero state semplici, poi quando hanno iniziato a distribuire le 40 parole ho pensato se le prove sono tutte così ce la faccio, poi quando hanno distribuito il fascicolo ho pensato che le prove non erano così semplici come le immaginavo, infatti ho sbagliato tante cose, soprattutto nelle crocette e nel cloze perché non avevo capito che dovevo usare solamente le parole scritte sul foglio, ne ho messe delle altre, ho sbagliato una delle frasi da riordinare, la B4, ma devo dire che ero agitato tutto il tempo perché pensavo di sbagliare.
Con la mamma ho detto che avevo sbagliato molte cose, però lei ha detto che in meno di 35 minuti già ero stato bravo a finirle!
9M: ero molto emozionato perché avevo paura di sbagliare, mi sentivo che avrei sbagliato. Quando sono entrato, mi sembrava che fossi da solo e che non ci fosse nessuno e pensavo che c’era la mia mamma che mi aiutava e che mi sosteneva. Mi sentivo che mio fratello mi diceva qualcosa. Pensavo che tutta la mia famiglia mi stesse accanto e pensavo che 30 minuti stavano per scadere. Nella prima prova pensavo che fosse difficile, ma avevo visto che non lo era, nella seconda prova non sentivo più la mia famiglia, che fossero andati via e mi sembrava che sbagliassi, nella terza prova, quella delle frasi, sembravano difficili, ma l’ho superata. Le crocette erano difficili perché il racconto non ti spiegava delle cose. Non lo capivo proprio.
Con la mamma a casa ho detto delle prove e che ero molto emozionato, che avevo fatto degli errori perché non riuscivo a concentrarmi. Le parti non le ricordavo, lo rileggevo tante volte, non riuscivo a mettermelo in testa e dopo alla fine del tempo avrei voluto farlo di nuovo perché l’ho capito alla fine. La mamma ha detto che devo concentrarmi di più e di non aver paura. Mio fratello anche lui ha detto che in quinta si era sentito come me.
10I: mi chiedevo se le prove erano facili o molto difficili, poi ero emozionata e quando sono entrata volevo essere brava, ma ero incerta di fare le cose bene. Le 40 parole in due minuti erano troppe e avevo paura di non finirle, invece ce l’ho fatta.
Poi ho avuto il fascicolo, ho pensato che 35 minuti fossero abbastanza. Comunque qui non c’erano disegni vicino alle parole che nei nostri libri ci sono e da l’ si capisce meglio.
11S: credevo che fossero difficilissime anche se tu mi hai detto di no, ma quando ho visto le due signore, mi hanno spiegato, ho detto “forse no”. Quando ho dovuto studiare la prova ero emozionato. Credevo, ho letto il titolo, ho pensato, ho cercato di prevedere che il moscerino era forte, prendeva qualcosa in mano, poi nella prova di lettura ho cercato di fare veloce perché credevo che due minuti fossero pochi, ho fatto in fretta solo che ero troppo concentrato, avevo quasi finito, ma è scaduto il tempo. Ho pensato che ero spaventato per il prossimo foglio del testo e che fosse difficilissimo non per le parole, ma per il senso. Il testo l’ho letto una volta sola, perché volevo vedere se ero bravo a indovinare, a prenderle tutte le risposte. Nel cloze ho pensato di stare attento, le ho fatte tutte bene, ma quando ho finito, ho pensato che erano troppe quelle prove. Ho pensato “chissà se la classe sarà la vincitrice, cosa ci diranno la maestra e le due signore”. A casa, ho detto “è andata bene, in tutto ho fatto 6 errori, la mamma mi ha detto che era fiera di me, che tutte quelle cose erano troppe, che 6 errori sono pochi per uno di otto anni!”. Ho detto “gli errori veramente erano 8, ma due li ho corretti bene, ho messo NO vicino ale due risposte sbagliate. Separati nei banchi, però, uno tiene tutto per sé.
12T: pensavo di sbagliare, però dopo quando ho fatto le prove erano belle e mi sono divertito. Quella di lettura l’ho fatta tutta. Il testo invece era molto difficile, perché mi sembrava lungo, quando l’ho letto, una volta intero e una volta sono tornato indietro. Invece di tre formiche, nella A1, ho messo tre amiche, sapevo già che erano formiche, allora ho detto che cosa vogliono sapere, visto che non c’era la risposta tre sorelle, ho messo tre amiche; ho sbagliato la A9, perché secondo me camminando avevano già sprecato energia; nella A10 ho messo “sentono il ronzio di una mosca” perché non le ho lette bene, avevo ormai poco tempo; nella A11, ho messo “perché non si fidano di lui”, perché era piccolo, quindi loro forse pensavano che non aveva neanche un po’ di forza; ho sbagliato una parola nel cloze, perché ho scritto “a destra”, così la chiocciola non avrebbe chiuso il formicaio. Le frasi da mettere in ordine le ho fatte tutte bene. A casa alla mamma ho spiegato le prove Anche i miei errori, ha detto che sono stato bravo perché il tempo era poco.
13F: nell’aula nuova mi batteva forte il cuore e avevo un po’ paura perché avevo paura di sbagliare, poi quando ho aperto il fascicolo ho fatto un respiro e mi sono detta “dai che ce la fai”, poi mi sono divertita nella lettura delle 40 parole, però me ne sono mancate tre. Mi sono detta “sono stata lo stesso brava!”, perché erano tante. Quando ho aperto il testo ero emozionatissima, quando l’ho letto l’ho fatto velocemente, altrimenti scadeva il tempo. L’ho letto una volta, poi quando dovevo mettere le crocette leggevo bene, poi con la mente andavo a rileggere un’ altra volta quello che avevo memorizzato. Ho sbagliato la A3, perché avevo messo “portavo il suo carico da sola”: credevo che lei spingeva da sola e le altre solo un pezzettino. Poi ho sbagliato la A4, ma mi è venuto in mente a tempo scaduto! Il cloze l’ho fatto bene, ma ho sbagliato l’ultima frase da riordinare, mi sono confusa perché pensavo che non avrei finito in tempo. A casa alla mamma ho detto che avevo fatto tre errori in tutto e lei ha risposto: “ce la farai la prossima volta”.
14F.: all’inizio avevo paura di sbagliare un po’ di cose, poi mi sono piaciute molto perché il titolo del testo mi era simpatico, mi sono divertito a fare le risposte: mi sembrava di fare delle cose da ridere, da scherzare. Ne ho sbagliate una o due: la A2 perché ho scritto che Sara “trasportava erbe, grano e foglie, perché il grano me lo ricordavo, poi non mi ricordavo, ho riletto, ma mi ero un po’distratto, stavo pensando alla mamma che finalmente tornerà a casa per tutta l’estate. Nel cloze non ho sbagliato niente e neanche nelle frasi da riordinare. A casa con la nonna ho detto che avevo fatto le prove, mi ha telefonato anche mia cugina che pure lei le aveva fatte le prove ed erano andate bene, ne abbiamo parlato molto. Il cloze l’ho fatto per ultimo perché all’inizio non l’avevo capito molto.
15F: ero emozionato, pensavo che ce la potevo fare. La prova di lettura mi è sembrata lunga, però ho finito le 40 parole. Poi nel testo non avevo capito alcune parole: “orzo”, “ostruito”, ”di traverso”,” ronzio”, “esserino”. Ho sbagliato la A5, ho scritto “grandissima”, perché non avevo capito “indica quale caratteristica” della domanda; ho sbagliato altre risposte perché ho letto una volta sola, poi ero confuso, ero un po’agitato: pensavo che il tempo passava in fretta, allora non pensavo a cosa leggevo! Le altra prove le ho fatte bene. A casa alla mamma ho detto che avevo fatto 5 errori però le ho spiegato che erano tante le domande, lei pensava che fossero poche, lei mi ha detto che lei non accetta i miei errori, ne vuole di meno. Ero dispiaciuto, che avevo fatto quello che potevo fare e le avevo detto che le ho finite tutte le prove e che erano molte.
16P: all’inizio nella prova dei disegni con le parole da leggere, la dovevamo fare in due minuti quindi ero molto agitato, però ci sono riuscito lo stesso a farla. Nella prova del testo ero un po’ più sicuro perché avevamo più tempo, allora quando c’erano le domande alcune volte sono dovuto tornare indietro a leggere il testo perché non mi ricordavo molto e quando c’erano le frasi da completare anche lì son dovuto andare a rileggere il testo: temevo di sbagliarmi perché le domande erano un po’ erano difficili. Ho pensato che il tempo stava per scadere, allora sono andato più veloce, ma stavo attento perché potevo anche sbagliare e le ho fatte tutte bene. Sono andato a rileggere e non mi pareva di aver fatto nessun errore. A casa alla mamma ho raccontato che avevo superato le prove e lei mi ha chiesto se mi ero distratto, io le ho detto che l’ho riletto, quindi dopo lei è diventata più sicura. Lei ha detto che il tempo per le 40 parole da leggere era troppo poco, allora mi ha chiesto se le avevo fatte tutte. Io ho risposto sì ma non ho avuto il tempo di rileggere ma ero comunque tranquillo perché credevo di averle fatte bene.
17M: mi sentivo spaventato, ero preoccupato perché pensavo ch le prove non fossero tanto facili. Le signore mi sembravano contente del fatto di vederci, questo mi ha fatto calmare. Le 40 parole le ho fatte tutte. Il testo mi è sembrato simpatico perché parlava di formiche robuste e di un piccolo moscerino! Ho sbagliato la A4, perché invece di “l’ingresso era ostruito”, ho crocettato “l’ingresso era nascosto”; ho sbagliato la A13, perché ho messo “scherzoso” invece di “intelligente”, per il dialogo che aveva avuto con le formiche. Ho sbagliato la A15, perché ho messo “non sempre l’unione fa la forza”: le formiche infatti avevano provato insieme a spostare la pietra, ma non c’erano riuscite. Nel cloze non avevo letto bene le spiegazioni, perché cercavo di andare più in fretta, credevo di non farcela a finire, sono andato a casaccio!
Le frasi da riordinare le ho fatte bene. A casa alla mamma ho detto che nella prima e nella seconda scheda ero stato concentrato e dopo mi ero stancato molto perciò per festeggiare siamo andati a mangiare fuori. Lei mi ha detto che ero stato bravo e che ho fatto bene a concentrarmi, e nella prova di matematica dovevo stare più attento adesso che sapevo com’era!
18S: avevo paura che sbagliavo a mettere le crocette, di non capire qualche parola, perché potevo anche non conoscerle in italiano. Non ho capito “orzo”, “ostruito”, l’avevo quasi capito ma non ero sicura, non sapevo cosa era un moscerino, cosa era l’”ingresso”, ho fatto fatica a rispondere anche all’A5, perché non capivo “indica quale caratteristica”, ho fatto fatica perché non conoscevo tante parole, con te faccio meno fatica perché me le spieghi. Ho fatto prima le frasi da rimettere in ordine del cloze, perché non capivo delle parole, le frasi le ho fatte bene, ma il cloze non l’ho finito. Non avevo più tempo.
A casa con la mamma ho detto che avevo fatto 10 errori, che era difficile perché c’erano parole difficili che non conoscevo. Lei mi ha detto che erano troppi 10 errori e il mio papà ha detto lo stesso.
19A: all’inizio avevo un po’ mal di pancia, perché ho visto le maestre che mi guardavano, pensavo che loro mi giudicassero male, poi quando ho aperto il fascicolo ho avuto un po’ paura nella storia del moscerino con le domande, mi ha stupito un po’. Le parole delle domande…quando scrivevo le crocette non sapevo bene cosa scrivere perché non avevo capito le domande, poi invece le ho fatte tutte bene! Tranne una, la A5, perché la pietra del racconto era grande e ho pensato che la risposta sia “grande”. Il resto ho fatto tutto bene. Con la mamma ho detto che avevo fatto un errore e lei mi ha detto che un errore è poco, ma per lei era meglio farne zero. Le ho risposto che non si accontenta mai perché non le va mai bene quello che le dico! Il babbo ha detto che un errore era poco ed ero stata brava, anche i nonni perché a cena erano da noi. Mi hanno chiesto quanti errori ho fatto e hanno fatto un sorriso.
20A: quando ho fatto le prove Invalsi me la facevo addosso dalla paura, perché sapevo che avevo pochissimo tempo e non volevo sbagliare, poi mi sono incoraggiato e ho fatto meno errori possibili e poi quando avevo finito la prima scheda delle 40 parole, mi sentivo male, perché avevo paura di sbagliare, poi nel testo, l’ho letto tutto, nelle domande non ricordavo, quindi tornavo indietro a vedere i numeri delle righe, poi ho riletto tante volte i pezzettini, ma non ci sono riuscito la prima volta, poi ho riprovato e all’ultimo momento l’ho fatto. Ho riletto tutto, ho controllato ma pensavo che quasi impiegavo più del tempo. Le risposte tutte giuste, nel cloze tutto giusto. Le frasi tutte bene. La mamma ha detto che era assurda questa prova perché dovevamo fare troppe schede, il papà invece ha detto che questo esame serve a imparare più parole, a concentrarsi e a essere più veloce, ma alla fine gli ho raccontato tutto e lui ha cambiato idea perché anche lui ha detto che in queste prove se uno non conosce il significato delle parole nessuno te lo può spiegare. Alla mia vicina di casa è sembrato assurdo e poi le ho raccontato che ho fatto zero errori nelle crocette, nel cloze, nelle frasi, ma mi mancava una pagina da leggere delle 40 parole. Alla nonna che abita lontano ho raccontato tutto alla webcam.
21E: quando sono entrata nell’aula sconosciuta, mi battevano i denti e mi tremavano le gambe. Poi quando ci hanno dato la prova di lettura e ci hanno detto di non aprirla io volevo darle una sbirciatina per vedere come era e alla fine non ho letto tutte le parole, perché quando dovevo fare la crocetta guardavo tutti i disegnini poi la facevo, ho perso un po’ di tempo. Me ne sono mancate tre. Quando ci hanno dato il testo e ho cominciato a leggerlo non ho trovato parole che non conoscevo e rispondendo alle domande ne ho sbagliata una, la A7 perché ho messo “le formiche sono sempre in movimento” invece di “Le formiche hanno fatto tutti gli sforzi possibili”, per il resto tutto bene. Alla mamma ho detto che nella prova delle 40 parole con due minuti di tempo, lei ha detto che erano pochi: ho pensato che quei 2 minuti li avevano contati troppo velocemente, perché di solito sono più lunghi! Lei ha detto che ero stata brava anche se non ero arrivata a farne 3.
22E: quando stavamo andando di sotto ero emozionata, poi quando le maestre ci hanno dato i fogli, ero un po’ impaurita, perché pensavo che fosse difficile. Nelle 40 parole sono andata bene fino in fondo. Il testo mi è sembrato un po’ divertente, mi è andato bene. Nelle risposte ne ho sbagliate 4, quella della pietra che avevo scritto “ pietra” al posto di lumaca e poi l’altra era la A14, perché ho messo “la mattina”, invece della “sera”. Non avevo proprio letto la domanda, perché davo per scontato che mi chiedessero quando erano partite la mattina! Poi ho sbagliato la A15: ho fatto “il mondo degli insetti è molto interessante”, perché non avevo capito la domanda della Pietra, ho ripensato a quella risposta quindi ho messo era interessante perché le formiche non capiscono la differenza fra una pietra e una lumaca. Ho sbagliato la A16 perché ho messo “riesce a mettere via il sasso”, perché ce la fa con la sua intelligenza, infatti avevo già risposto che il moscerino è intelligente. Gli altri esercizi li ho fatti bene. La mamma e il babbo hanno detto che per loro quattro errori erano pochi e che ero stata brava e dopo mi hanno chiesto se le prove erano lunghe e io ho risposto che erano normali, un po’ difficili.
23F: Io mi sono sentito emozionato e pensavo che non ce la facevo, poi quando ho finito mi sono sembrate più facili. Il tempo era poco, alcune parole non le capivo. Ho letto solo una volta, ma quando dovevo rispondere rileggevo un pezzettino e ce la facevo. Ho sbagliato solo la A16 perché ho messo “è forte” al posto di “capisce che cosa è il sasso”, perché ho pensato al titolo del testo “La forza del moscerino”. Nel cloze avevo fretta e ne ho sbagliato uno. Le frasi tutte bene. La mamma ha detto che era molto contenta e ha detto che anche lei era emozionata e dalla gioia si è commossa. Il babbo ha detto che era molto felice e anche lui emozionato. Il mio fratellino mi ha fatto un sorriso e ha detto che era contento.
24A: quando sono entrata ero molto eccitata e credevo di fare tanti errori e ho pensato anche che i miei genitori non sarebbero stati contenti dei miei risultati. Mi sono concentrata tanto e ce l’ho fatta, infatti non ho fatto nessun errore. Ho riletto tre volte, mi sono accorta che non avevo sbagliato nulla. Capivo il significato di tutte le parole. In quelle difficili riflettevo su come potevo rispondere. A casa la mamma è stata contentissima, il babbo ha detto che è orgoglioso. A me le prove sono sembrate troppo lunghe per il tempo che ci hanno dato.
25I: quando ci hanno dato i fogli, ero emozionata perché pensavo che fossero tanti e la prima prova di lettura delle 40 parole mi è sembrata difficile perché non capivo tutti i significati, poi l’ho fatta tutta. La seconda del testo mi è sembrata lunga, con parole difficili; ho letto tante volte, 4 o 5 volte per capire meglio le domande e mi sono impegnata molto, infatti ho sbagliato solo 4 risposte, perché non capivo le parole in italiano; nella A4, ho scritto “enorme” invece di ”chiuso”; nella A10 ho scritto “vogliono vedere il moscerino” invece di “sentono il rumore di un insetto in volo” perché infatti era un moscerino; nella A11 ho risposto “non si fidano di lui”, perché anch’io non mi fido degli estranei; nella A15 ho messo”il mondo degli insetti è molto interessante” perché avevo letto in fretta la domanda e mi sembrava di non aver più tempo.
Nel cloze e nelle frasi da riordinare tutto bene. Il babbo e la mamma hanno chiesto quanti errori avevo fatto e 4 errori erano un po’ troppi e che in quinta devo farne meno e io ho risposto che farò il massimo.
Assenti al presente lavoro: una alunna
Claudia Fanti
10 maggio 2010 - INIZIA LA MOBILITAZIONE PER IL TEMPO PIENO A MILANO milano, 2010-05-03 - submitted by docenti della scuola primaria Massaua — 0 comment(s) —
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INFORMAZIONI SULLE PRIME INIZIATIVE IN DIFESA DEL TEMPO PIENO A MILANO
Alla scuola primaria Massaua hanno tagliato due posti su un organico di 40.
Il Consiglio d’istituto denuncia mancati finanziamenti da parte dello stato per migliaia di euro.
Il Comune di Milano, al momento, non ha inviato i finanziamenti per continuare a pagare gli assistenti ad alunni e alunne diversamente abili. Didattica, laboratori, diritto all’istruzione, funzionamento del servizio, dignita’ della professione docente: il tempo pieno nelle scuole elementari milanesi e’ a rischio.Come docenti stiamo iniziando ad elaborare le prime proposte di mobilitazione. Per prima cosa abbiamo avviato la costituzione di un comitato unitario docenti e genitori. Sulle finestre della scuola abbiamo affisso enormi forbici che “tagliano” le parole :”uscite didattiche, laboratori, recuperi, musei, mostre, attivita’ sportive, coro...” .
Settimana prossima distribuiremo ai genitori un volantino informativo.
Prossimamente promuoveremo altre iniziative, anche a livello cittadino. Invitiamo le altre scuole elementari a comunicare sul sito retescuole le loro iniziative di protesta.I docenti della scuola primaria “Massaua” - IL LICEO VIRGILIO DI MILANO INVITA I LICEI LOMBARDI AD UNA GRANDE MOBILITAZIONE MILANO, 2009-11-27 - submitted by viviana codemo — 1 comment(s)
- invito a tutte le scuole di MIlano e provincia per una mobilitazione coordinata in occasione dello sciopero della scuola dell'11 dicembre
- No alla stangata sulle mese scolastiche di Milano Milano, 2009-05-11 - submitted by Giuseppe Criseo — 0 comment(s)
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Coloro che hanno un solo figlio e non rientrano nella fascia più bassa devono sopportare un aumento del 44% in più sulla retta della mensa.
Domenica 10 Maggio 2009 07:36
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Author: Administrator
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SEGRETERIA REGIONALE REGIONE LOMBARDIA
Prot. ____1012_____
Data ___domenica 10 maggio 2009
Comunicato stampa
No alla stangata sulle mese scolastiche di Milano
Sentiamo crescere il malumore dei lavoratori di Milano che hanno figli e che quindi usufruiscono della mensa di Milano Ristorazione.
Coloro che hanno un solo figlio e non rientrano nella fascia più bassa devono sopportare un aumento del 44% in più sulla retta della mensa.
In un momento di crisi e di difficoltà economica, troviamo vergognoso attaccarsi pure ai pasti dei bambini per fare cassa!
Dopo la protesta sui forum di “Retescuole”,”Chiedoasilo”e “PartecipaMi” non possiamo che prendere una dura posizione assieme a 70.000 genitori che protestano.
Ci riferiamo agli aumenti di 13 euro per chi ha un reddito certificato da Isee tra 12.500 e 27.000 euro all’anno, e di 208 euro per chi ha un reddito più alto.
Ci sono agevolazioni per chi ha più di 2 figli, ma sicuramente sono pochissimi.
Si parla sempre di aiutare le famiglie e poi ci sono aumenti inspiegabili e illogici, mentre i genitori sono magari disoccupati o in cassa integrazione.
Giuseppe Criseo
Responsabile Cosnil regione Lombardia
tel.










347 3142298
; e-mail:
aeroportomalpensa@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
sede: via Vignola,3-Somma L. (VA)
sito: www.lombardia-cosnil.it - Venerdi' 8 Maggio ore 20.30 proiezione del film OLTRE milano, 2009-05-04 - submitted by coordinamento comitati scuole della zona 5 - Milano — 0 comment(s)
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Un documentario girato nel 2005 nella classe 1B della scuola primaria Ruffini (Milano).
Venerdi' 8 Maggio ore 20.30
c/o la sala del C.A.M. di via Tibaldi 41 (tram 15, 3 - bus 90, 91)
proiezione del film OLTRE un documentario girato nel 2005 nella classe 1B della scuola primaria Ruffini (Milano).
Il film "OLTRE" racconta un anno di vita
scolastica nella prima elementare di una scuola
milanese, dove è inserita Laura, una bambina
affetta da sindrome di Angelman. La malattia di Laura non le consente di comunicare con le parole, ma nonostante, o forse grazie a questa situazione, nella classe si è creato tra alunni e insegnanti, un clima speciale... che ha condotto tutti, con il trascorrere dei mesi, OLTRE....Nel corso delle riprese effettuate durante i momenti di lavoro in classe, di lavoro individualizzato, delle uscite didattiche e delle riunioni di equipe, il regista ha messo in luce le difficoltà legate all'inserimento dei disabili nella scuola, ma, attraverso i racconti, i ragionamenti e le domande dei bambini, si coglie anche la ricchezza di una simile esperienza. L'idea di girare questo film è nata quando, durante un intervallo nei primi mesi di scuola, Laura, una bimba affetta da sindrome di Angelman che porta grave ritardo mentale, atassia monotona, ipereccitabilità e assenza del linguaggio, con la golosità che la caratterizza, aveva rubato la merenda ad un compagno, ma, a causa della difficoltà motoria e della scialorrea della sindrome, si era sporcata tutta.Una compagna, Caterina, senza che le fosse fatta alcuna richiesta, con spontaneità e naturalezza, ha provveduto a pulirla. L'idea di un documentario nasce quindi dalla riflessione degli insegnanti della classe 1B della Scuola Primaria Ruffini (Milano) e dell'educatrice che in essa opera sul percorso di inserimento effettuato da una bambina segnalata. Tale percorso ha mostrato più volte quanto una bambina con gravi difficoltà possa comunque relazionarsi con adulti e compagni e come la sua presenza e le sue difficoltà abbiano rappresentato spesso una risorsa inaspettata per favorire la creazione in classe di un clima collaborativo e di reciproca attenzione.il film documentario è stato prodotto con gli insegnanti dell'Ist. Comprensivo Pascoli: Enrico Aliprandi Maria Menicatti, e l' educatrice Cristina Pasetto e con la regia di Giorgio Magarò (http://www.giorgiomagaro.it) introduce l'insegnante Enrico Aliprandil'ingresso e' gratuitoa cura del coordinamento comitati scuole della zona 5 - Milano - Disagio Sociale: alle soglie della povertà da Trieste a Trapani Crema, 2009-04-20 - submitted by vincenzo lo verso — 0 comment(s)
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Il personale Ata -Itp ex enti locale é allo stremo delle forze chiede al Governo ed al Parlamento Italiano di intraprendere azioni
che risolvino definitivamente la diseguaglianza sociale creatasi all'interno del comparto Scuola.
Disagio sociale: sulla soglia della povertà
Un grido di dolore si alza dall’Italia e pare che nessuno s’accorga di noi: un muro di gomma rimbalza sul nostro problema e su un diritto sancito per legge, dalla legge 124/99.
Siamo i lavoratori ex Enti Locali della Scuola, transitati allo Stato nel 2000, cui il governo Berlusconi ha negato una equa ricostruzione di carriera, cancellando con un colpo di mano i processi che avevano riconosciuto i diritti dei lavoratori.
In questi tempi di tagli e controriforma della scuola, sopravvive un gruppo, un guscio di noce che naviga nella tempesta, sballottato tra alterne vicende sindacali e giudiziarie, che proviamo riassumere in queste poche righe.
Stiamo parlando della storia di decine di migliaia di lavoratori, passata sotto silenzio in tutti questi anni: sono ausiliari, tecnici e amministrativi (ATA) e insegnanti tecnico-pratici (ITP), transitati dagli Enti Locali allo Stato il 1-1-2000 per effetto della legge 124/99.
La legge prevedeva che fosse riconosciuta “ai fini giuridici ed economici l'anzianità maturata presso l'Ente Locale di provenienza”; questo non è avvenuto ed è cominciata l’odissea: lavoratori con identica anzianità e profilo professionale del personale già statale sono stati inquadrati con stipendi anche di centinaia di euro inferiori. Naturalmente, in molti hanno tentato di far valere i loro diritti nei tribunali e vi erano quasi riusciti nel corso dell’anno 2005, quando la Corte di Cassazione, con 8 sentenze tutte favorevoli, sembrava aver decretato il successo dei ricorsi.
Qui è intervenuto il mini-golpe dell’esecutivo, che ha fatto da battistrada ai molti che sono venuti in seguito ed hai quali ci hanno abituato i vari governi Berlusconi che si sono succeduti in questi anni, dopo aver assistito all’inerzia connivente dei governi di centro sinistra.
Con una legge di “interpretazione autentica” (266/05) si sono sovvertite le sentenze emesse in sede giudiziaria, condannando i lavoratori a quel limbo in cui si trovano ancora oggi: molti di loro stanno restituendo le somme percepite in un primo momento come effetto delle sentenze favorevoli, e tutti gli altri vedono allontanarsi la soluzione.
Disagio Sociale: alle soglie della povertà da Trieste a Trapani
Durante il nostro sfortunato percorso purtroppo siamo incappati a diversi Direttori Provinciali dei Servizi Vari del Ministero dell'Economia delle Finanze, che rasentando l'abuso di potere non ci ha concesso di restituire somme che vanno dai 32.000 ai 51.000 Euro dilazionandoli in cinque anni. Nemmeno la rateizzazione! Lo Stato vuole, dopo aver truffato le carte, l’intera posta e subito!
Purtroppo, neanche l'intervento d’alcuni politici, dell'Avvocatura dello Stato, degli Uffici Scolastici Provinciali e Regionali – che già avevano dato inizio alla pratica con la trattenuta del V dello stipendio (circa 300 Euro al mese) con lo stipendio di dicembre 2008 – è riuscita a smuovere qualcosa: entro il mese d’aprile dovremmo versare in un'unica soluzione cifre che vanno dai 14.000 ai 22.000 Euro. Una catastrofe per le famiglie, proprio mentre si sbandiera che “per la crisi economica nessuno verrà lasciato a terra”.
Noi non possiamo essere “lasciati a terra”: già ci siamo.
Questa è la vicenda in estrema sintesi. Ora, sappiamo che i più penalizzati dall’ attuale politica di tagli saranno i precari, ma noi ATA e ITP ex EE.LL. siamo quasi al loro stesso livello; loro ultimi, noi penultimi. Magari non rischiamo il posto: per noi, come per loro, lo sfruttamento e le ingiustizie sono una realtà con la quale dovremo fare i conti fino alla pensione, e anche oltre.
Sembra paradossale: lavoratori statali di ruolo, i garantiti per antonomasia, hanno subito questa sorte di “precarizzazione”.
Non si tratta di un’analogia puramente retorica: i precari della scuola sono coloro che non hanno diritto, finché non entrano in ruolo, alla ricostruzione di carriera con conseguente diritto all’anzianità di servizio; è esattamente quello che è successo ad ATA e ITP ex EELL!
Anzi, se vogliamo, per certi aspetti abbiamo addirittura diritto ad una minor considerazione, perché è di pochi mesi fa la notizia di una sentenza della Corte di Giustizia Europea, che si spera farà giurisprudenza, che sancisce la parità di diritti dei precari rispetto al personale di ruolo.
Noi questa parità di trattamento ce la sogniamo da 10 anni e siamo costretti a sperare che la giustizia europea sappia fare quello che la magistratura italiana non ha voluto o saputo fare (dopo anni finalmente il tribunale di Milano ha chiesto la pronuncia dell’Alta Corte di Giustizia Europea sulla nostra vicenda).
VI CHIEDIAMO DI AIUTARCI A FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE PERCHE’ NEL MONDO DELLA SCUOLA ITALIANA ESISTONO PURTROPPO ANCHE QUESTE REALTA’
I nostri blog : http://blog.libero.it/entilocali/ __ http://angolo-ata.blogspot.com
X Il Coordinamento Nazionale ATA e ITP ex EELL
Vincenzo Lo Verso
Crema, 20 Aprile 2009
- Cuanta Pasiòn Giulia Alberico Roma, 2009-02-27 - submitted by Elena Chiavini — 1 comment(s)
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un ritratto della scuola pubblica italiana ai giorni nostri
La scorsa settimana ho trovato in libreria un libro che mi ha incuriosito.
Si chiama Cuanta Pasiòn, come la canzone di Paolo Conte, è di Giulia Alberico, ex professoressa di lettere che racconta le sue avventure disavventure dietro la cattedra di un liceo romano.
A dire la verità, all'inizio ero un po' scettica...un libro sulla scuola, romanzetto summa delle solite lamentele tipiche della sala professori... ma poi..mi ha sorpresa l'umanità e l'ironia con cui si racconta questo "mestiere non mestiere".
Lo consiglio, soprattutto ai nostalgici dei banchi di scuola, e a quelli che rinfacciano ai professori le colpe di una società tutta da rifare e di una generazione senza valori...
- ESSERE SCUOLA, FAMIGLIA, COMUNITA’ E…VALUTARE NEL TERZO MILLENNIO Forlì, 2009-02-02 - submitted by Coordinamento Forlivese dei Docenti della Scuola Statale e Centro Didattico Romagnolo — 0 comment(s)
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INCONTRO PUBBLICO
13 Febbraio 2009 alle ore 17.00
nella sala adiacente al Centro Didattico Romagnolo
In Via Monteverdi a Forlì
Coordinamento Forlivese dei Docenti della Scuola Statale
e Centro Didattico Romagnolo
Col patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Educative e Formative
del Comune di FORLI’ESSERE SCUOLA, FAMIGLIA, COMUNITA’
E…VALUTARE NEL TERZO MILLENNIO
Parliamone con la Professoressa Gabriella Giornelli
insegnante di Educazione Linguistica, scrittrice, ricercatrice e formatrice presso i Centri di Documentazione dell'Emilia Romagna
Interverranno come testimoni le/gli insegnanti:
Gianni Cerasoli | Claudia Fanti | Carla Lamponi
…e chi vorrà prendere la parola: genitori, dirigenti, docenti, cittadini/e interessati al mondo dell’educazione/ istruzione.
INCONTRO PUBBLICO
13 Febbraio 2009 alle ore 17.00
nella sala adiacente al Centro Didattico Romagnolo
In Via Monteverdi a Forlì - Salvare l'istruzione artistica Palermo, 2008-11-06 - submitted by Franco Reina — 0 comment(s)
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E' in corso la costituzione di una rete nazionale dell'istruzione artistica (Licei artistici, Istituti d'arte). http://salvaistruzioneartistica.blogspot.com/
E' in corso la costituzione di una rete nazionale dell'istruzione artistica (Licei artistici, Istituti d'arte). Gli Istituti artistici, da Palermo a Venezia, si stanno unendo per raggiungere i seguenti obiettivi: 1 - comunicare al paese, attraverso tutti i mezzi, come il Governo intende "migliorare " la qualità dell'istruzione artistica attraverso la riduzione oraria scellerata di 8/10 ore settimanali (da 42 ore in media a 32 ore) vedi piano programmatico art.64 legge 133. Quindi bloccare quest'atto vandalico. 2 - Organizzare al più presto un convegno nazionale dell'Istruzione artistica, aperto alle Accademie di Belle Arti, che abbia come oggetto: proposta per una VERA riforma.
Vi segnalo quindi, per saperne molto di più: http://salvaistruzioneartistica.blogspot.com/
- IL FANNULLONE Benevento, 2008-07-27 - submitted by g — 0 comment(s) —
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Renato Brunetta? Peggio di lui Dell'Utri, Mastella, Veltroni, Di Pietro, Pannella
http://www.cgilscuolabenevento.it/news/documenti08/268_brunetta.pdf
2008-06-12 13:26
Parlamento Ue: Brunetta assenteista
Peggio di lui Dell'Utri, Mastella, Veltroni, Di Pietro, Pannella
Parlamento Ue: Brunetta assenteista (ANSA) -TRIESTE, 12 GIU - Renato Brunetta, che ha annunciato battaglia contro i fannulloni nella P.A, e' stato tra gli europarlamentari italiani piu' assenteisti. Lo sottolinea il Piccolo di Trieste, che cita il sito web radicale Fai notizia, secondo cui il ministro si piazza al 611/mo posto come presenze tra gli europarlamentari, con una percentuale del 48,21%.
Indici di partecipazione minori sono stati raggiunti da Pannella (47,14%), Di Pietro (44,29%), Veltroni (41,79%), Mastella (40%) e Dell'Utri (14,64%).
- Scuola, per i corsi di recupero ora arriva il "prof a chiamata" Torino, 2008-07-06 - submitted by Marco Donati — 0 comment(s) —
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Sono docenti in pensione e anche neolaureati a caccia di un lavoretto estivo. Stesso ruolo ma non stessa paga, denunciano i sindacati
La Repubblica - Ed. Torino - domenica 6 luglio 2008
Maturità senza quadri, processione nelle segreterie
di FEDERICA CRAVERO
Ci sono i professori in pensione, che tornano in cattedra per arrotondare o per nostalgia. Ci sono i neolaureati a caccia di un lavoretto estivo. Ci sono i precari che ne approfittano per continuare a lavorare nonostante il contratto sia finito a giugno. E poi ci sono le cooperative, che hanno fiutato nuovi appalti. Tante figure per uno stesso ruolo: tenere i corsi di recupero nelle superiori per i ragazzi che nello scrutinio di fine anno sono stati «sospesi dal giudizio» in una o più materie, ovvero rimandati a settembre, come si diceva una volta, che in Piemonte sono stati il 23,33 per cento degli alunni scrutinati, in tutto 121.186 studenti. Non sempre, infatti, le scuole riescono a gestire le attività di recupero, che nella maggior parte degli istituti terminano il 20 luglio, con il personale interno. Ecco allora la necessità di reperire nuovi insegnanti, a discrezione del preside. Stesso ruolo ma non stessa paga, denunciano i sindacati. Se infatti un docente dell´istituto per l´attività extra dei corsi di recupero percepisce 50 euro lordi all´ora, come da contratto nazionale, per gli altri il pagamento è a discrezione del preside e generalmente è al ribasso. Soprattutto la tendenza a pagare meno si registra con i neolaureati, pagati spesso la metà degli altri, mentre in molti casi le scuole danno agli insegnanti in pensione la stessa cifra che ai loro docenti. «Pagare meno gli esterni non è di per sé illegale - afferma Igor Piotto, segretario della Cgil-Flc - ma è immorale perché crea una situazione di disparità e soprattutto pone delle domande importanti quando si introducono forme di intermediazione del lavoro». Un caso è quello dell´istituto agrario Dalmasso di Pianezza: «Lì per fornire insegnanti per i corsi estivi è stato dato l´appalto alla onlus La casa del sorriso, che paga i suoi docenti 15 euro all´ora con un contratto di prestazione d´opera - afferma Sergio Pomesano, della Cgil-Flc - Sarà un scelta dettata da ragioni di fondi, perché non tutti gli istituti hanno già ottenuto i finanziamenti. Ma si potevano ridurre le ore dei corsi da 15 a 10-12, salvaguardando la professionalità e la dignità del lavoro, invece di tagliare sulla retribuzione».
Ma il sospetto è che addirittura vi siano insegnanti precari che hanno terminato il loro incarico a fine giugno che, pur di compiacere il preside per assicurarsi la supplenza dell´anno successivo, stiano lavorando in nero a costo zero. D´altra parte per i precari lavorare a luglio per più di cinque giorni significa perdere il diritto al sussidio di disoccupazione di 800 euro e in pochi sono disposti al sacrificio. In realtà questa situazione tocca il 6,24 per cento dei casi in tutto il Piemonte, visto che i professori interni sono 93,76 per cento, come confermano i dati dell´ufficio regionale del Miur. Ma in realtà poi la situazione varia da scuola a scuola e in alcune metà degli interni non si è reso disponibile per ragioni personali o perché impegnato con la maturità.
E proprio gli esami di stato che si stanno concludendo in questi giorni hanno già dato vita alle prime processioni in segreteria per ritirare il certificato con il proprio voto, visto che da quest´anno sui tabelloni esposti compare, per la privacy, solo la dicitura «diplomato» o «non diplomato». - Progetto "il tempo" milano, 2008-06-09 - submitted by Marco Donati — 0 comment(s)
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Una dimostrazione di come le sovrastrutture degli adulti, spesso, limitano la libertà di pensiero dei bambini
Guardo il tempo e non lo vedo, lo guardo lungamente e non lo vedo: vedo solo gli a lberi che si piegano. Un progetto svolto in una scuola elementare che dimostra che il dialogo come spazio aperto è fonte inesauribile di ricerca costruttore di conoscenza. Visibile su www.blogscuola.it/tv
- E quando la bella addormentata si svegliò... Genova, 2008-06-09 - submitted by Paolo Malerba — 0 comment(s) —
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E quando la bella addormentata si svegliò era ormai troppo tardi. Aveva dormito per anni di un sonno tranquillo e senza sogni. La nostra favola, però, è diversa dalle altre, non finisce bene: pochi, molto pochi, vissero felici e contenti
E quando la bella addormentata si svegliò era ormai troppo tardi. Aveva dormito per anni di un sonno tranquillo e senza sogni. La nostra favola, però, è diversa dalle altre, non finisce bene: pochi, molto pochi, vissero felici e contenti.
Ma chi è questa bella addormentata di cui narriamo nella nostra fiaba? - “E’ la categoria dei docenti” - direte tutti in coro! Quelli della scuola pubblica che, come l’orchestra del Titanic suonava, mentre la nave affondava.
- “Affanniamoci” – qualcuno diceva – “Ci sono gli scrutini, le schede e poi gli esami…”.- Qualcun altro, più attento, si lamentava – “ … ma stiamo imbarcando acqua! Così affonderemo !” – “Ma no, non ti agitare” – dicevano i primi – “Il Titanic, lo sai, è inaffondabile. E poi tu sei di ruolo, non sei tu a doverti preoccupare”.
La bella addormentata sembrava narcotizzata, tutto intorno a lei, drammaticamente cambiava, e lei non si accorgeva di nulla, per anni l’avevano tranquillizzata.
- “ Dormi, dormi. Anche tu passerai di ruolo, siamo stati tutti precari, poi passerà…” – dicevano suadenti i sindacati. E mentre dicevano questo, come il gatto e la volpe di un’altra fiaba che ricorderete, firmavano contratti perché tutto restasse così com’era.
- “Ma allora “ - direte voi, cari bambini - ” chi sono coloro che vissero felici e contenti?” – Sono i ricchi e i potenti, perché con l’ignoranza di un popolo divennero sempre più gonfi e spavaldi.
Svegliatevi colleghi e svegliate quelli che ancora dormono, precari e di ruolo, prima che davvero sia troppo tardi.Vostro Paolo Malerba
- Precari scuola e corsi di recupero: un'assurdità nell'assurdità Rivarolo Canavese - TO, 2008-06-09 - submitted by Simona Enrietti — 0 comment(s) —
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Al precario già in vacanza o impegnato in un altro lavoro, o semplicemente ritornato al paesello natio all’altro capo dello stivale è richiesto di ripresentarsi presso la sua ex-scuola per preparare le prove e valutarle in uno scrutinio extra.
http://www2.tecnicadellascuola.it/index.php?id=22741&action=view&c
di Cub Scuola
Alcuni insegnanti precari dell'Istituto d’Istruzione Superiore “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese si pongono un problema, l’ennesimo, che riguarda l’organizzazione del lavoro nella scuola.
Un’Ordinanza Ministeriale emessa a novembre impone di sospendere il giudizio sugli allievi non sufficienti a fine anno e di scrutinarli nuovamente entro il 31 agosto.
Peccato che la scuola sia in gran parte composta di precari con contratto in scadenza al 30 giugno.
Al precario già in vacanza o impegnato in un altro lavoro, o semplicemente ritornato al paesello natio all’altro capo dello stivale è richiesto di ripresentarsi presso la sua ex-scuola per preparare le prove e valutarle in uno scrutinio extra.
Contratto giornaliero come per i raccoglitori stagionali di frutta e verdura (del resto raccoglie i “frutti” del lavoro estivo degli allievi).
E’ tenuto a presentarsi?
A leggere l’ordinanza sembrerebbe di sì; ma secondo il contratto dei lavoratori certamente no.
Come (quasi) sempre, la soluzione è affidata al buon senso dei lavoratori della scuola, che spesso riesce a compensare quello che manca ai legiferatori della Stessa.
Per ora i precari del “Moro” hanno sollevato il problema con la Cub Scuola di
Torino.
Che rompiscatole! Non possono inviare semplicemente un certificato medico come i tanti che arriveranno nei giorni dell’Esame di Stato? Dove credono di essere? Non certo in Italia.
Per le colleghe ed i colleghi dell'Istituto d’Istruzione Superiore “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese
Simona Enrietti


