NOTIZIE
2008-02-09
Rane bollite.
Il popolo della scuola sull'acqua bollente.
Gente forse saggia, forse crudele, racconta
questa storia. Se una rana viene gettata su una pentola d'acqua
bollente reagisce prontamente balzando fuori con un gran salto al solo
contatto delle sue zampe col calore. Ma: se mettiamo una rana in acqua
tiepida e poi scaldiamo la pentola gradatamente, l'animale non si
accorgerà del variare della temperatura e, senza reagire, finirà
bollito. Ascoltando questa storia, e quel che accade nella scuola, e il
clamore del mondo, mi sono domandato: siamo già rane bollite?
Il
che equivale a chiedersi: il Male che impera e pervade sempre più le
nostre vite ci ha abituato talmente alla sua presenza e invadenza da
annichilire le nostre capacità di indignazione? Ci hanno già ucciso e
non ce ne siamo accorti? Me lo domando pensando a fatti piccoli e
grandi.
A Milano il sindaco Moratti nel giorno più gelato degli
ultimi vent'anni ha deciso che tutti sarebbero dovuti andare a scuola,
senza aver approntato minimamente i mezzi perché i piccoli cittadini
potessero riuscire nella gloriosa impresa. L'ha fatto con la stessa
logica dei grembiulini della Gelmini: serve a dimostrare che la destra
è cosa seria e non quel baraccone grottesco e tragicomico che
conosciamo sin dal Ventennnio. Non si salta la scuola, che diamine! A
lavorare, fannulloni! Ai pochi bambini e ragazzi che hanno dato retta
alla Moratti, dopo aver rischiato di finire azzoppati sulle lastre di
ghiaccio, non è stato consegnato il pranzo o sono state servite
scatolette di tonno semicongelato alle quattro del pomeriggio. Il
giorno dopo il sindaco invece di dichiarare: scusate, sono una pirla,
ha affermato che più dell'80% degli studenti erano in classe. Dunque è
pure bugiarda. Mi sono stupito? No. La Moratti è della stessa razza di
quelli che in altri tempi chiudevano infastiditi le finestre delle loro
dimore principesche quando fuori rimbalzavano le grida di quelli che
caricavano sui treni, figuriamoci cosa gliene frega dei bimbi e della
neve. Mi sono domandato invece: perché Palazzo Marino non è stato
assediato da migliaia di genitori inferociti? La maggioranza dei
genitori dopotutto l'ha votata come sindaco. E forse tornerà a farlo. E
così mi viene il dubbio: siamo già rane bollite?
A Gaza c'è un
milione e mezzo di persone che sono prese a cannonate. Stanno
distruggendo sistematicamente tutte le scuole, pure quelle con la
bandiera ONU. Un terzo dei morti sono bambini. Il resto vive nel
terrore perché da due settimane sta sentendo solo il rumore delle
bombe. Tutti i mezzi di informazione stanno ripetendo incessantemente
che la colpa è di Hamas e dei suoi razzi e con buonsenso grondante
sangue ci dicono: come avremmo reagito noi italiani se ci avessero
sparato dei razzi? E non c'è nessuno dei nostri ineffabili progressisti
che risponda: sì, ma nessuno ci ha tenuto sotto assedio per due anni,
nessuno ci ha cacciato dalla nostra patria, nessuno ci tiene in un
lager a cielo aperto. Ci sono state diverse manifestazioni di
solidarietà, ma la gran parte dei partecipanti erano arabi. Mi domando:
dove sono quelle centinaia di migliaia di italiani che fino all'altro
giorno generosamente scendevano in piazza ad ogni accenno di guerra dei
potenti del mondo? Ma non si vergognano quelli che non fanno nulla per
Gaza se non criticare gli ingenui che bruciano bandiere in piazza? E
non mi riferisco solo a "quelli di sinistra". Tettamanzi ogni tanto
dice anche cose giuste, tenendo conto che ha per capo uno che si occupa
degli umani solo se non sono ancora nati o sono già morti, ma pure lui
s'è dichiarato "turbato" per la preghiera islamica in Piazza Duomo in
occasione della manifestazione di solidarietà con Gaza. Al posto suo
sarei "turbato" per il fatto che quella piazza non è piena dei suoi
assopiti fedeli, intenti invece a far compere nei negozi lì intorno. Ci
sono anche palestinesi cristiani, là sotto le bombe, lo sapete? Magari
qualche dimostrazione pubblica di solidarietà da parte dei satolli
correligionari locali farebbe loro piacere, chissà. Ma quelle di Gaza
sono rane in trappola, non rane bollite.
Qualsiasi
rappresentante della destra può vomitare in qualsiasi momento insulti e
nefandezze e dalla cosiddetta opposizione, comunque, si leveranno
penose richieste di "dialogo". Mi sono domandato spesso come fosse
potuto accadere che una masnada di violenti nemmeno troppo intelligenti
ottant'anni fa fossero riusciti a mettere nell'angolo forze politiche
esperte, colte, radicate. Ora comincio a comprendere come l'arroganza e
la stupidità degli uni si alimentino quotidianamente della codardia e
della miopia degli altri. In questi mesi di intense lotte del popolo
della scuola il ministro ombra dell'istruzione del governo ombra del
partito ombra PD, tal Garavaglia Mariapia, ha elargito due fondamentali
dichiarazioni finite sui giornali: in una si lamentava che la destra
non avesse voluto accordi sulla scuola con l'opposizione, perché fino a
6 miliardi di tagli su 8 ci si poteva mettere d'accordo. La seconda è
stata rilasciata per protestare contro i tagli governativi alle scuole
private. A tal proposito Mariapia è insorta pubblicamente e... ha
vinto. L'unico passo indietro del governo è proprio sul finanziamento
alle private, che non verrà ridotto. Grande vittoria del
centrosinistra, si direbbe. Rane bollite.
In questi mesi in cui la
Gelmini pontificava sul valore pedagogico dei voti in condotta, magari
qualcuno di quei 200 e passa baroni universitari che insegnano
all'università come fare scuola, senza mai averci messo piede, avrebbe
potuto anche sprecarsi in qualche raccolta di firme, articoli, prese di
posizione in difesa della scuola pubblica. Ma, ahimé, anche quelli che
di tanto in tanto si qualificano "di sinistra", se ne sono stati in
prudente silenzio. Come stupirsi: la gran parte di loro ha lasciato che
fossero i sottoposti precari a difendere nelle strade l'università
pubblica dove essi stessi lavorano, dunque nulla di strano che non si
espongano per difendere la scuola dei bambini. Speriamo che prima o poi
qualcuno scriva che il miglior modello pedagogico che l'Italia abbia
conosciuto, la scuola a tempo pieno, è stato inventato fuori dai corsi
universitari, dalle maestre diplomate, da loro è stato sviluppato e
arricchito, e da loro è stato eroicamente difeso con le unghie e coi
denti. Chissà con che faccia tosta, razza di baroni bolliti,
insegnerete alle nuove generazioni di insegnanti come si fa scuola ai
bambini.
I grandi sindacati maggioritari sono molto indignati
riguardo all'attuazione della Gelmini. Due di questi però, Cisl e Uil,
hanno firmato, in un momento in cui erano meno indignati, il rinnovo
contrattuale più basso della storia. 13 euro. Essi sperano così di
allontanare il pericolo che il governo la faccia finita con leggi e
istituti che assicurano un peso burocratico enorme alle confederazioni.
30.000 funzionari e distaccati. Eppure, se solo questo governo ha un
minimo di istinto, non dovrebbe pensarci due volte a fare il passo che
permetterebbe anche all'Italia di allinearsi alla realtà degli altri
Paesi "avanzati", dove i sindacati non contano nulla. Lega e PdL non
hanno i legami organici con queste organizzazioni come un tempo la DC
poteva vantare con la Cisl. Dunque: che gli frega? Accadrà non appena
saranno certi che non pagheranno alcun prezzo. E non pagheranno alcun
prezzo quando la gente si accorgerà che con sindacati del genere son
più i soldi delle trattenute sindacali che gli aumenti contrattuali.
Non manca molto, credo. Rane stracotte.
Del resto mi pare che
nella Cgil regni una sorta di panico strategico. Si muovono come se non
puntassero a vincere, almeno una partita su dieci. Lo sciopero del 12
dicembre cui abbiamo ovviamente partecipato era una di quelle
iniziative per far vedere che "ci siamo". Ora però possiamo dircelo:
che piattaforma lo muoveva? Si combatte per quale obiettivo? Non vorrei
che i grandi capi della Cgil avessero messo in conto una serie di
parate per assicurare alla propria base che la Cgil è "contro", ma
senza una vera strategia per mettere la destra in difficoltà, e dunque
senza dare troppo fastidio. Nei precedenti governi Berlusconi qualcosa
era stato fatto: con le pensioni prima, con l'art.18 poi, vere campagne
di massa che puntavano a portare risultati a casa. Oggi non si
intravvede nessuna chiarezza di questo tipo. Come popolo della scuola
abbiamo detto: fate della difesa della scuola pubblica un nuovo art.18,
ma ci sono voluti due mesi prima di arrivare allo sciopero del 30
ottobre, quando dirigenti non dico rivoluzionari, ma semplicemente con
un po' di sale in zucca, avrebbero bloccato tutto sin dal primo giorno,
per mandare un segnale chiaro. Hanno detto: e l'unità sindacale? poco
prima che gli altri firmassero il contratto separato. Non è stato molto
carino, poi, che vi siate fatti abbindolare dalla Gelmini a dicembre
seminando confusione e illudendo la gente che un po' di cose erano
state ottenute. Mica vi paghiamo le tessere perchè vi facciate prendere
per i fondelli. La destra fa il suo mestiere, che è mentire, voi
dovreste fare il vostro, che è, come minimo, non addormentarsi durante
le riunioni.
Della sinistra oggi extraparlamentare, per sua
fortuna, non si occupa più nessuno. Ogni suo pezzetto grida che si deve
stare nei movimenti, in mezzo al fiume, ma si vede lontano un miglio
che l'unico interesse che molti di loro nutrono è tener fuori le altre
rane dal proprio stagno sempre più piccolo e sempre più nascosto tra i
rami. L'unico movimento vero in questi mesi è stato quello della
scuola, e noi mica ne abbiamo visti tanti di questi pezzetti gracidare
insieme a noi. Forse erano impegnati a organizzare scissioni per
costruire l'unità. I sindacati di base ci mettono buona volontà,
dopodiché non credo occorra essere dei geni per capire che per fare
manifestazioni separate da quelle della cgil sarebbe meglio scegliere
una fase in cui la cgil è corresponsabile di qualcosa, e non il momento
il cui, con ogni evidenza, la vogliono far secca. Gracidii sprecati.
Cari
partiti e sindacati e, come si diceva una volta, sinceri democratici.
Non pensate che se il movimento della scuola sarà sconfitto, anche voi,
e i vostri progetti, faranno una brutta fine? Noi ce la stiamo mettendo
tutta. Siamo ripartiti ora, e in molte città si sta organizzando una
campagna di preiscrizioni che dimostri in maniera chiara che i genitori
vogliono la scuola del tempo pieno e del modulo, vogliono le
compresenze e una scuola di qualità. Siamo una rana che è stata gettata
sull'acqua bollente, e che è balzata fuori mentre stivali ferrati
vogliono schiacciarci. Siamo molto contenti dei complimenti che ci
fate, sì, siamo stati bravi, ora però vorremmo che muoveste rapidamente
il culo e che ci deste una mano. Magari aiutando a estendere questa
campagna anche nelle città dove il movimento non c'è. Così forse quel
qualcuno con gli stivali scivola e si rompe qualcosa, o si tira addosso
l'acqua bollente. Non che sia facile nemmeno per noi: inutile negare
che ci sia un momento di stanchezza. Però meglio cercare di non farsi
acchiappare e continuare a saltare di qua e di là, che starsene calmi e
rassegnati dentro a un pentolone facendo finta di non sentire la
temperatura che sale. Meglio una rana che salta, che cento bollite.
Vivalascuola. A piccoli e grandi passi: che fare?