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Milano,
2010-10-25
Mini naja: pura propaganda militare
A finanziarla saranno soprattutto i lavoratori della scuola e a utilizzarla per il riconoscimento di crediti formativi saranno solo studenti di cittadinanza italiana.
La legge n. 122/10 ha introdotto la cosiddetta "mini naja". Cittadini italiani di età compresa tra 18 e 30 anni, abili alla pratica sportiva, negativi al consumo di alcool o droghe, possono chiedere di partecipare a corsi di addestramento militare, organizzati dall'esercito e della durata di al più 3 settimane.
L'attestato di frequenza del corso potrà essere utilizzato a scuola per il riconoscimento di crediti formativi, così come accade per le attività di volontariato.
I corsi sono stati programmati per 3 anni e per la loro realizzazione sono stati destinati circa 20 milioni di euro: 5 a carico del Ministero della difesa, 4 presi da un "fondo speciale", mentre i restanti 11 provengono dalle maggiori entrate tributarie (23 milioni in 3 anni) dovute all'introduzione, sempre per effetto della legge n. 122/10, del cosiddetto "cedolino unico" per il personale della scuola.
In definitiva ci troviamo davanti a corsi finalizzati esclusivamente a propagandare le missioni di "pace" e di contrasto al terrorismo internazionale e finanziati solo in parte dal Ministero della difesa, ma soprattutto da ulteriori tasse versate dai lavoratori della scuola.
Ci troviamo poi oltretutto davanti a una evidente forma di discriminazione nei confronti degli studenti stranieri che, non potendo accedere ai corsi, non possono di conseguenza farne valere la frequenza al fine del riconoscimento dei crediti formativi.
Che dire? Un'autentica porcheria!